giovedì 25 novembre 2010

Mangiare con lentezza

Certe volte non sono buono a parlare. Mi accorgo del fatto che spesso ripeto le ultime parole che ho detto e poi le aggancio al resto della frase. C'ho i glitch in testa. Mi si crea il collo di bottiglia fra il cervello e la bocca e tutto quello che volevo dire viene pressato dentro senza pietà e velocemente, come se tutto dovesse finire il prima possibile. Perché penso che la gente che in quel momento mi sta ascoltando, sia dal vivo che magari al telefono, non ha tutto questo tempo da perdere. Allora devo finire tutto nel minor tempo possibile, ma non ho tempo, non ce l'ho. Non ho il tempo di bufferizzare tutto, devo buttare tutto dentro: rantoli, risucchi parole a caso. Magari abbasso e alzo il tono così confondo le idee. Ma niente. Sarei capace di parlare così anche avendoci il discorso scritto a carattere 15 e spaziatura doppia davanti. Non ho tempo. E mentre sudo, mentre il mio cervello cerca di immaginare me dall'esterno e cerca di sentire le mie parole attraverso le ossa che vibrano, mi metto a pensare che tutto è colpa di come mangiavo da piccolo. Quando ero piccolo mia mamma era riuscita a convincermi del fatto che mangiavo lento, troppo lento, che tutti quelli che mangiavano insieme a me mangiavano veloce mentre io rimanevo indietro. Mangia più veloce! Fai i bocconi più grandi! Usa l'imbuto della tortura! Così finche' non facevo un boccone pari al volume intero della mia bocca e dovevo aspettare che si biodegradasse per dare un po' di spazio al movimento della mascella. Allo stesso modo penso di dover fare in fretta, di non avere tempo, di non avere la capacità di soppesare le parole. Che solo chi mangiava più veloce di me potesse parlare e scrivere meglio. Devo finire il periodo, devo finire la frase, devo andare avanti e finire pur di finire. Ognuno ha i suoi tempi e io avevo sempre quello sbagliato. Nel cazzo di sistema di riferimento della vita, nel piano gaussiano del mio consumo di ossigeno in questo mondo io dovevo essere quello peggiore. Anche adesso che sto scrivendo questa cosa mi si accumulano centinaia di lucine che scendono verso le mie dita e non so più manco io quali tasti battere e in che ordine. Non basta avere un'idea, devo anche pensare se questa cosa che sto scrivendo potrebbe essere offensiva se mia mamma la venisse a leggere, se non è solo una cazzata sgrammaticata che sto scrivendo in un periodo in cui a malapena ho voglia di scrivere username e password del mio profilo di posta. Poi mi rendo conto che nessuno, figuriamoci mia mamma, si incula le cose che scrivo, ma se mia mamma le leggesse gli prenderebbero diecimila pensieri in un secondo sul cosa e come ha sbagliato nella mia educazione, poi se ne sbatterebbe altamente, poi un secondo dopo starebbe li' a chiamare Crepet che gli direbbe un sacco di cose terribili e cattive e che avrebbe bisogno poi di sentire me e quindi mia mamma gli dovrebbe dare il mio numero e io mi troverei con Crepet che mi chiama alle tre di notte per chiedermi se mi ricordo di quando da piccolo mangiavo lento e cose così. Capirete benissimo che è una cosa inquietante sapere che Crepet potrebbe avere il mio cellulare, quindi cercherò di finirla qui, di masticare normalmente e di cercare di rilassarmi, di scrivere di più e meglio e di pensare che ho tutto il tempo che dato che nessuno, ma proprio nessuno, mi corre appresso. Adesso vado a mangiare. Lentamente.

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