Mercoledì, 17 Febbraio 2010
Ci sono tanti gesti dei quali ci si puo’ pentire e molto spesso il fatto che stai guadando un fiume di merda con la tua vita non è una buona attenuante. Ce ne sono moltissimi di più dei quali mettersi vergogna, e allora il periodo brutto può, effettivamente, diventare una scusa. Dentro di te però sai che non è mai così.
Erano all’incirca cinque anni fa ed ero nel classico periodo in cui vedi tutti che ti superano sulla destra facendo ciaociao con la manina mentre tu sei fermo o quasi. Pensi che ovviamente qualcosa non va, però ci sono tante cose che ti fermano dall’andare a fondo: il fatto che non puoi permetterti di prendere pause, o di avere la dignità morale di accostare a bordo pista e fermarti. Tanto non hai mai avuto né tifosi né una squadra dietro.
Fermiamoci, allora. Il problema qual e’? Che domande, l’università. Il problema è che ci metti un mare di tempo per studiare delle cose che ti sembrano inutili, ma sai che non lo sono. Il punto è che per leggere una pagina fai uno sforzo tipo sollevare tua nonna. Con tutta la poltrona e il televisore. Poi giri la pagina e puf, non ricordi più una ceppa. Andato. Come un alzheimer, però light. Hai bisogno di qualcosa che ti faccia studiare meglio e che ti faccia ricordare le cose. Qualcosa che non ti faccia sentire un vecchio rincoglionito a 25 anni. Qualcosa che non ti faccia più sentire le urla di tua mamma che ti tratta come un povero deficiente e che soprattutto non sfoci nel codice penale.
Scartate le ipotesi illegali per manifesta tua incapacità nell’agire nel lato oscuro, cominci a vagliare tutte quelle cose che ti propongono e che una ricerca disperata su google ti presenta. Cominciamo coi metodi di studio proposti. “Ehi ma sono tali e quali a quelli che uso io!” Bocciati.
Ci sono i corsi per studio e memorizzazione che costano quanto sei stipendi e ti dicono “Si’, ci sarebbe un anno di lezione da seguire, ma tanto dopo due settimane hai già studiato per dieci esami e li hai passati tutti, quindi è un investimento.” Io sono coglione ma ho un limite superiore, a quanto pare. Ed è una buona notizia.
Poi c’e’ il fondo del barile: i manualetti di aiuto. Ora, uno dei miei divertimenti più grandi in libreria è andare nelle sezioni dove ci sono i libri di autoaiuto e di strategie psicologiche su come averla vinta nel lavoro, nella vita. “Cambia la tua vita in 50 secondi.” “Diventa un vincente! Le sconocchiate davanti agli altri saranno solo un ricordo!” “Perdere lo scuorno? Mai più!” e così via. Dicevo: andare in queste sezioni e guardare chi pensa seriamente di acquistare questi libri é la vera iniezione di autostima. Prima di tutto perchè e’ popolata da personaggi che trasudano tristezza anche se vestiti e pettinati bene. Potresti leggergli la vita che fanno solo dallo sguardo. Magari c’e’ quello che vuole sembrare distinto ma si vede benissimo che e’ uno che riesce a impressionare a stento la segretaria dell’ufficio. Non parliamo del disperato che non sai come sia arrivato alla terza media e ad avere un impiego e già sogna la sua escalation professionale all’interno dell’ufficio Informagiovani. Cose così, insomma. Durante queste mie incursioni nel mondo dei reietti mi imbatto in un libricino simpatico: “Photoreading” sottotitolo “Strategie dei Geni” (a Stoccolma si cerca ancora la spiegazione a certi attacchi di panico). Lo guardo e, ammetto, a prima vista sembra meno fesso degli altri (sapiente uso dell’eufemismo, a breve un chiasmo buttato lì ndA).
Per farla breve: ti insegna a leggere e memorizzare a tipo i cyborg dei film. La cosa sembra una cazzata immane, e in effetti lo è, però poi pensi che c’e’ gente che lascia la famiglia, che uccide le mamme per i soldi del videopoker, che ti costa provare? 12 euro. Ngulo. Vabbè, e’ l’unico investimento che mi posso permettere. Lo prendo.
Le prime venti-trenta pagine sono tutte dedicate al fatto che questo metodo deve diventare parte di te e devi sentirlo a fondo. Intanto l’unica cosa che senti a fondo è un’altra. Il primo esercizio è comicità pura: devi sfocare gli occhi e raggiungere il punto visivo – sensitivo in cui il tuo cervello è più attivo e sensibile. Devi cominciare a sfocare e incrociare lo sguardo fino a vedere una doppia costa del libro.
“Ma non vedo un cazzo!” “Non conta! Il tuo cervello non lo sa!” “Si’, ma che leggo?” “Non capisci? Serve solo ad attivare i tuoi ricettori che dopo, leggendo velocemente saranno reattivissimi e memorizzeranno istantaneamente ogni cosa!”
Per verificare che stiate sfocando correttamente gli occhi si invita a fare la prova del salsicciotto, cioè a sfocare lo sguardo, a unire davanti al viso i due indici delle mani e a vedere un “salsicciotto” formato dalle dita che fluttua davanti a voi. “Lo vedete? LO VEDETE?!” “Si’, ma mi sa che fra poco lo vedrò da qualche altra parte…”
“Adesso dovrete entrare in uno stato mentale particolare e per farlo avrete bisogno di immaginare un cappello immaginario.”
“Eh?”
“Si’, un cappello immaginario, dovete entrare in uno stato psichico nel quale nulla più vi turba e siete totalmente rilassati. Inoltre il vostro punto focale deve essere più lontano della pagina.”
“Sfocato e più lontano della pagina? Tanto vale che mi addormento…”
“Non capite…per esempio quando guidate guardate lontano o dove finisce il cofano della macchina?”
“Di solito però sto anche attento a non buttare sotto qualcuno o a non farmi prendere in pieno.”
“Questo cappello immaginario può avere la forma che desiderate…basta che vi sentiate rilassati e protetti…”
“Anche a forma di cazzo?”
“Come?”
“Mi hai sentito bene, anche a forma di cazzo?”
“Credo di sì, cioè…non so se i neuroni…”
“Ok, mi basta.”
“Dicevo…respiriamo forte e immaginiamo di metterci questo cappello adesso apriamo gli occhi, li sfochiamo come abbiamo imparato, e cominciamo a sfogliare il libro velocemente, ritmicamente, anche immaginando che il ritmo sia quello di una canzone che conosciamo.”
Cominciando a invocare parecchi abitanti dell’aldilà il mio ego si piega anche a questo e comincio a sfogliare il libro velocemente.
“Avete finito? Bene. Adesso prendetevi un quarto d’ora di pausa e dopo rileggete tutto velocemente, ma senza fretta, vedendo le parole che attivano i vostri neuroni e segnandole. Vedrete come dopo un po’ tutte i concetti prenderanno forma, si allargheranno a macchia d’olio nella vostra memoria e saranno scritte indelebilmente…”
Un crescendo di cavolate e un finale di inutilità. Il manuale non serve ad una mazza. Forse mi serviva solo rilassarmi e basta. Ma senza infilarmi un cazzo immaginario in testa.
Domenica, 13 Dicembre 2009
Ieri sera ho mangiato solo un’insalata, giuro.
Stanotte ho sognato che Lucarelli faceva vedere a BluNotte un video che rivelava le vere origini della camorra: si era scoperto che la vecchia leva camorristica della provincia di Caserta era in realta’ un gruppo di gestori di tante case d’appuntamento omosessuali. In un video c’era un grassone con la faccia di Angelo Branduardi che stava a pecora, ma del quale era inquadrata solo la faccia e che diceva “Il mercato della droga deve essere nostro”. Il clan dei Casalesi dunque aveva sterminato i vecchi camorristi casertani perche’ si vergognavano del fatto che erano omosessuali e avrebbero compromesso i loro affari facendogli fare brutta figura.
Chiedo scusa a tutti gli omosessuali che si sentiranno offesi da questo sogno.
Ma passiamo al vero post della giornata:
Supponiamo per un attimo di mettere da parte tutto quello che la mia relazione adesso significhi per me. Supponiamo per un secondo di dare per scontati l’amore, l’attrazione, il sentimento etc. Scendiamo un attimo nel territorio dell’assurdo. Se dovessi scegliere un solo motivo per non ritornare single, quale sarebbe? Sicuramente quello di non dover faticare per piacere a qualcuna. Qualcuno potrà non capire, ma vi assicuro che e’ una faticaccia non da poco, soprattutto se, come me, non si e’ mai potuto contare su un aspetto che abbia un minimo di interesse a prima vista.
Ma non e’ questo il (l’unico) punto. Sono momenti di una tragicità unica quelli in cui si cerca di essere minimamente attrattivi per qualcuno in generale, figurarsi quelli in cui magari si ha un obiettivo ben preciso (nel mio caso: qualche ragazza in particolare) e si fa di tutto per averlo. Se solo ripenso a qualche sera in cui si e’ usciti in gruppo e sapevo che quella che mi piaceva era li’ mi si accartoccia la pelle.
Parlo? Non parlo? La faccio la battuta? Non la faccio? Lo dico questo? Non lo dico. Ho la faccia da fesso? Si’. Adesso dico questa battuta citando Woody Allen, la capira’?
…mi fanno morire i Fichi d’India quando fanno tichiti’ tichiti’.
Non la capirà.
Ore e ore di strategie, di pensieri, di mosse studiate, provate e riprovate per poi ritrovarsi in mezzo ad una via da soli mentre sparano dei fuochi d’artificio o ad aprire una porta e a trovare lei che bacia un altro.
A pensarci la cosa piu’ romantica che ho detto fino a qualche anno fa e’ stata “Scusate, me ne vado”.
Fin dove mi sono abbassato in vita mia per una ragazza? Credo la volta in cui ho detto che mi piaceva qualcosina dei Subsonica. Mi pare piu’ che abbastanza per l’inferno.
Martedì, 10 Novembre 2009
Prima della terza media non ero mai stato conscio di essere sovrappeso. Non perche’ volessi ignorarlo o perche’ non sapessi cosa significava. Semplicemente non mi ero posto il problema. Per me non era un “sovra” inteso come qualcosa di sbagliato, ero io che ero cosi’, punto. Poi un bel giorno viene il medico a fare la visita e a me le visite non erano mai dispiaciute. Vaccini,iniezioni, prelievi, visite oculistiche, non mi avevano mai spaventato, fino ad allora. E’ vero anche che non avevo mai fatto una rettoscopia o qualcosa che iniettasse positroni a cazzo nel mio corpo, ma allora cosa ne potevo sapere? Un bel giorno il dottore ci mette uno di fianco all’altro a me e altri tre o quattro compagni miei e ci passa in rassegna. Agli altri misura la pressione, sente il cuore e i polmoni, guarda i denti e poi li lascia andare. A me fa “Tu resti per ultimo, non ti muovere.”
Ed esce.
Io rimango pietrificato e sento il mio buco del culo che si trasforma in un dispenser di granite. Si’, ero quasi sicuro che il vapore gelato che esce dal freezer quando si apre velocemente fosse simile a cio’ che adesso stava uscendo dal mio ano. Quando ritorna ha una specie di pinza in mano e io gia’ sto pensando a quale parte del mio corpo fosse in vena di asportare. I denti? Gli occhi? Poi ipotizzo che forse non vuole estrarre, ma infilare. Panico. Poi mi fa levare il maglioncino e la maglietta intima e comincia a pinzarmi i rotolini di grasso della pancia e delle braccia. “Ma che cazzo fa? Pizzica?” Insomma non sapevo se sarebbe dovuto succedere qualcosa, se dovevo sentire qualcosa, se bello e buono avrebbe premuto fortissimo e mi avrebbe tranciato di netto un pezzo di pancia. Niente. Mi fa salire sulla bilancia e li’, per la prima volta in vita mia ho avuto paura della gravità. L’asticella col peso cadde da una parte e quando si bilanciò il dottore esclamo’ “Giovano’ sei sovrappeso, cosi’ non va bene.”
Non avevo mai avuto paura di cadere e di farmi male. Quando andavo in bicicletta era un continuo di graffi, lividi e strusciate piu’ o meno profonde. Non mi facevano niente. Vedevo i miei compagni con le sbucciature enormi e le braccia ingessate come si guardano gli eroi di guerra. Adesso la semplice misura con la quale la terra mi trattiene a se’ mi stava mettendo davvero terrore. Una volta tornato in classe fu come se mi avessero violentato. Non parlavo, pensavo quasi sottovoce. Forse era stata una rivelazione, o forse una specie di maledizione che mi avrebbe accompagnato per chissa’ quanto. Ad un tratto sentivo il mio peso quando salivo le scale, quando pedalavo,quando correvo, quando maldestramente calciavo un pallone pensando che forse un giorno avrei imparato a giocare bene. Ad un tratto avevo uno spunto per capire forse perche’ le ragazzine non mi avevano mai rivolto la parola, al contrario dei miei amici che cominciavano a capire le prime cose e a dare i primi baci. Ad un tratto non mi sentivo grosso, mi sentivo sbagliato. Io non mangiavo dolci, non mi abboffavo, i miei amici mangiavano panini, cornetti e pizzette come se niente fosse, io nulla. Eppure io ero quello che non c’entrava nulla.
Mia mamma ha due livelli di allerta. Il primo e’ quando una cosa viene detta la prima volta:
“Ha detto il dottore che sono sovrappeso…”
“Eh significa che devi mangiare un po’ meglio e muoverti di piu’…come fanno i tuoi compagni.”
Il secondo e’ quando la stessa cosa viene detta da mio padre: significa che e’ talmente sputtanata da aver raggiunto un livello di emergenza secondo solo al Defcon 1:
“Ho visto il dottore che ha visitato Carmine…ha detto che sta bene, pero’ e’ TROPPO sovrappeso…” enfatizzando la parola “troppo” con il movimento delle mani davanti alla pancia
Due giorni dopo eravamo dal dietologo e due settimane dopo avevamo la mia prima dieta. Avevo 12 anni. Era Ottobre.
Quando lessi certe cose quasi non ci credevo:
30 Grammi.
40 Grammi.
Un cucchiaino di olio.
Niente zuccheri o dolci.
2 Crackers
Yogurt magro.
Sapendo che mia mamma gettava circa 100 grammi di pasta a testa, immaginai un piatto di spaghetti e lo divisi per tre e qualcosa. Il risultato non mi piacque.
Feci questo per due mesi. Persi due chili e mezzo e non cambio’ una mazza nella mia vita.
Venerdi’ scorso ho fatto trent’anni. Ogni volta che mi guardo mi viene in mente quel dottore e la parola “troppo”e mi sento quasi male quando vedo un po’ di pancetta che mi esce di lato. Invidio non tanto quelli che hanno il fisico (in quel caso rosico e basta, ma poi passa), ma quelli che nessun dottore ha misurato con una pinza. Poi mi viene in mente che i sacrifici che si traducono in una perdita di tempo sono un’altra costante della mia vita. Poi penso che devo prendere la vita con piu’ leggerezza.
A botte di 30 grammi e 40 grammi. Forse.
Mercoledì, 12 Novembre 2008
Ci sono dei momenti in cui senti che la vita ti sta svelando i suoi segreti più intimi, momenti in cui tutto ti sembra semplice, chiarissimo ma allo stesso tempo terrificante. Momenti in cui quelli che credevi fossero i massimi segreti dell’essenza umana ti si parano davanti in tutta la loro devastante presenza.
- Mettiamo caso chesso’ che io vedo in una stanza un computer portatile: come faccio a sapere che modello e di che marca è?
- C’e’ scritto sopra
- Aaah…
Allora cominci a fare centomila pensieri in un secondo, come se stessi andando a sfracellarti contro un muro e il tuo cervello suddividesse quegli attimi in ricordi infinitesimi. E’ quando capisci che tutto quello che stai facendo non sai nemmeno tu perche’ lo stai facendo e ti accorgi che vorresti criticare ferocemente le persone che stanno facendo le cose che ti piacerebbe fare. E ti accorgi che non puoi criticarle perche’ senno’ pare brutto. E capisci che non e’ tanto il fatto che pare brutto che ti fa stare male, quanto il fatto che effettivamente stai rosicando. E ci sono casi in cui ti trovi davanti ad una semplice scelta: decidere se sei un illuminato o la mente ti si e’ devastata del tutto. E’ il mio caso dal giorno in cui mi sono reso conto che invidio con tutte le mie forze Fabio Volo.
L’ho scoperto giocando a Indovina Chi col mio cervello, quando cercavo di trovare nella mia mente la proiezione di quello che vorrei fare e vorrei essere. Cominciamo con le cose più semplici:
A Fabio Volo non vengono i brufoletti che mi vengono attorno al naso quando sono raffreddato. Quelle cose fastidiose e anche un po’ schifose che tu ti chiedi “ma quanto cazzo di sebo puo’ produrre un corpo umano?” E ti guardi allo specchio sempre più schifato.
Fabio Volo e’ il classico individuo che fa “eh dovrei buttare giu’ un po’ di pancetta” mentre si tocca un millimetro di spessore dell’addome e tu pensi alla tua sacca di lardo e ti viene da piangere. Si’, lo so che ce ne sono tanti cosi’, ma mi trovo nei paccheri e fatemi divertire un po’.
Fabio Volo ha quella faccia un po’ cosi’, quell’espressione un po’ cosi’ che ti ricorda quelli che da bambini dicevano “a’ fess’ e’ mammet’ mmiez’ o’ mar’” e riuscivano a fare bella figura anche davanti al prete del catechismo.
Fabio Volo sa parlare, sa cantare, sa recitare (oddio, mettiamocelo per dovere di cronaca), sa presentare. Io ultimamente ho problemi anche a chiedere l’insalata all’addetta alla mensa. Quando mi sono esibito in pubblico ringrazio dio di aver avuto la chitarra che usavo per pensare ad altro, altrimenti sarei andato nel panico.
Fabio Volo piace alle femmine ed e’ sempre piaciuto. Anche se vivo una felicissima storia d’amore che vorrei non finisse mai, guardando alle mie esperienze passate direi che e’ meglio sorvolare su questo aspetto.
Fabio Volo ti ricorda quelli che quando tu eri giovane e avevi mille progetti in testa loro andavano in giro per il mondo, suonavano, cantavano, presentavano, fotografavano, facevano gli animatori, teatro, cinema. A te rompevano i coglioni se ti svegliavi 10 minuti più tardi per studiare.
- Adesso che ti sei laureato…perche’ non ti metti a fare il mago?
Fabio Volo si vanta che c’ha la terza media. Pure Pasquale, il mio idraulico lo fa. E considerando che molto probabilmente il loro fatturato annuo e’ lo stesso, direi che il mio curriculum lo posso menare senza problemi nel camino.
Questo post era visibilmente sottotono, lo so, ma mica sono Fabio Volo.
Martedì, 8 Luglio 2008
Avevo scritto un post. Openoffice me l’ha fatto crashare. Parlavo del fatto che sto cercando un altro equilibrio per far ripartire la betoniera che ho in testa. Parlavo del fatto che la puzza di plasticaccia e di parquet pezzotto non ricordano proprio le terrazze di Cuba.
Parlavo del fatto che la sveglia alle 5 e mezza per mezzo dei camion che fanno le prove di trazione e accelerazione sul mio balcone non aiuta molto la concentrazione.
Parlavo del fatto che non sono sepolto sotto un badge e una scrivania.
Poi alla fine dicevo pure che ho in mente un progetto grosso, cosi’ la mia mente magari si da’ una botta e si risveglia.
Adesso che ci penso l’ho riscritto.
E adesso che ci penso, penso che forse tutti i post e tutte le cose che ho fatto in realta’ forse gia’ le ho fatte e quelle che faccio sono solo la copia stanca di quello che ho fatto. O forse no, e piu’ semplicemente devo solo ri-trovare lo zen adesso che sono seduto sulla riva dell’Aniene.
“Pillola Blu, fine della storia, domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quant’e’ profonda la tana del bianconiglio. A’ supposta ‘e Zeppelìn: Mia nonna diceva ca passav’ tutt’ cos’…”
Martedì, 8 Aprile 2008

Kiefer Sutherland non c’entra un cazzo. Il 24 è il posto più sfigato sull’MD-80. Il 24 e’ il posto che sta proprio sulle ali. Il 24 ti ricorda di quando le mamme da piccoli ci dicevano “nel pullman non metterti dove stanno le ruote, non metterti dietro a tutto ma neanche troppo in mezzo…” che l’unica soluzione, soprattutto nel caso di scuolabus o di pullman piccolini era mettersi direttamente a guidare. Poi lo fanno apposta a metterti il genio di turno vicino:
- Scusi il 24A è quello vicino al finestrino, mi faccia passare…
- No, veramente il C è quello vicino al finestrino
- Ma no, vede? Viene prima l’A.
- Vede questa simpatica curva vicino al disegnino? Questa rappresenta il finestrino, un po’ di immaginazione, via…quindi questo è il C e questo e l’A. Adesso posi questa cazzo di valigia e mi faccia sedere.
- Ah mi scusi…
E tu un po’ ci stai male perché sai benissimo che adesso per tutto il volo lui desidererà solo che il finestrino salti via e che tu venga risucchiato fuori. Ma tu hai un fattore importante a tuo vantaggio: il finestrino non c’è. Già, tu non solo hai il posto più sfigato, non solo sei vicino all’uscita di emergenza che già immagini che in qualunque caso (sgrat sgrat) dovrai combattere contro una marmaglia di barbari urlanti che si dispereranno alla visione della scritta “PULL”, che tireranno in ballo le maestre di inglese delle medie che è colpa loro se adesso la loro vita è in pericolo e non sanno cosa fare con quella maniglia mentre tu, schiacciato sotto il loro peso sei combattuto se urlare “Tirare…” con voce stentata oppure sacrificarti in nome dell’evoluzione e lasciarli morire. Non solo sai che se ti va di culo per 90 euro hai un succo di frutta e un pacchetto da 12 salatini, ma non hai nemmeno il finestrino. Il tuo posto e’ IN MEZZO a due finestrini. Non so chi abbia mai progettato questo orrore, ma i sedili sono fuori fase coi finestrini e tu hai acchiappato proprio il battimento più forte: non vedi un cazzo.
La prima soluzione che ti viene in mente e’ sfocare gli occhi in modo da avere un enorme buco al centro somma delle due viste dei due finestrini alle estremità del tuo campo visivo. Poi pensi che bestemmiare è meglio e che se devi essere punito con la morte in volo per questo almeno ti porti via un’altra settantina di persone che qualche punto all’inferno te lo faranno pur guadagnare.
Che dire che non sia già stato detto sulle presentazioni degli steward…poverini…vorrei proprio vedere quando e se succede qualcosa e nessuno sa dove prendere il giubbotto o come mettersi la maschera se appare il primo della classe che ha seguito tutta la procedura e fa anche il bastardo a dire “gne gne gne…io stavo attento e tu no”. Sarebbero soddisfazioni per loro.
Se non si gonfia soffiate nei tubicini: se hai l’asma sei gia’ morto, almeno chiavati quella del sedile vicino a te, prima…
Che poi posso capire un Napoli-Milano, nel caso punti il muso con la prua un poco più a ovest e acchiappi il Tirreno, metro più metro meno…è difficile sentire “signore e signori tenteremo una cosa divertente, proveremo col Lago di Bracciano, quando sentite il tonfo giratevi e soffiate dall’altra parte…” ma un Minsk-Pechino dove minchia ammara? Non faccio in tempo a farmi cazziare dal ricchione con le aquile sul petto per l’iPod che già è cominciata la discesa. TU-TUMP
- E’ atterrato proprio pesante…
- E’ vero commodoro, quando rientrerà due punti di demerito e consegna…
- Poi di solito atterrano bene, è tutto automatico, perchè io un po’ ne capisco.
- Si’ ma Napoli e’ Categoria II, l’ultimo tratto dell’atterraggio dopo il middle marker va fatto in manuale e atterrare sulla ruota sinistra un po’ prima è un errore comune.
- Ah capisco…
Siamo fermi, nessun pericolo di risucchio.
Venerdì, 28 Marzo 2008
Ebbene si’, alla fine ce l’ho fatta e sono entrato nel tristissimo mondo dell’ingegneria. Quella sopra e’ stata l’affermazione del presidente di commissione che mi ha accolto davanti alla cattedra. Tutto liscio, tutto tranquillo, tutto rigorosamente inventato al momento con sommo piacere dei membri.
Ce l’ho fatta, punto. Avrei voluto scrivere altri post in questi giorni ma non ne avevo la forza, il sangue ristagnava da altre parti e il cervello mi andava in automatico per le azioni elementari. Adesso si fa sul serio. Nel senso del blog, mica della (tu-tum) fatica.
E’ inevitabile pensare a tutto quello che ho passato e per farlo nel migliore dei modi voglio spudoratamente copiare parte del post di laurea di Chinaski che riassumeva tutti gli esami:
Esame #1 : “I programmi non li ho contati…ma tanto non servono”
Esame #2 : “E’ strano, e’ sicuro che al liceo non l’ha fatto?”
Esame #3 : “Guardi ho altre 500 persone, si scriva lei il voto sul libretto e dopo metto io la firma”
Esame #4 : “La distanza da chi?”
Esame #5 : “Complimenti, mi ha impaperiato davvero per bene”
Esame #6 : (Serio) “Ha ha…bella battuta…la tensione…ha ha….me la segno…”
Esame #7 : “Sempre se questa tesina l’ha fatta lei…”
Esame #8 : “Ma come, si ricorda tutto quello che le ho chiesto e questo no?”
Esame #9 : “…ma giusto perche’ mi ha detto questo”
Esame #10 : “…ma giusto perche’ e’ Natale…”
Esame #11 : “se mi dice ‘Planck’ allora ha studiato…”
Esame #12 : (risultato mio Z^n/Z ) “qua veramente dovrebbe venire Z^n-1 …”
Esame #13 : “ottimo, ottimo…però questa formula cosi’ valeva l’anno scorso…”
Esame #14 : “Ah se solo avesse fatto quella domanda…”
Esame #15 : “Sono d’accordo, ma perché?”
Esame #16 : “e tiriamo il dado, no?”
Esame #17: “C’e’ o non c’e'? Mi faccia vedere…no, c’e'…ma sicuro che c’e'?”
Esame #18 : “Ma che ha combinato.?Un disastro…! Ah no scusi questo è il secondo esercizio, l’avevo preso per il primo.”
Esame #19 : “Ed e’ giusto, ma addo’ o’ mettimm’?”
Esame #20 : “Io ci credo che l’ha fatto lei…”
Esame #21 : “E’ compreso nel prezzo…”
Esame #22 : “Mi dica solo quella parolina…”
Esame #23 : “Ci pensi…ci ha pensato?”
Esame #24 : “Non e’ proprio cosi’, ma va benissimo lo stesso.”
Esame #25 : “E le informazioni di quel genere poi dove ce le mettiamo?”
Esame #26 : “…ma giusto perche mo’ vengono le vacanze…”
Esame #27 : “Toh, guarda un po’…”
Esame #28 : “…ma giusto per sua curiosità personale”
Esame #29 : “…il padre o la madre?”
Adesso dovrei cambiare la pagina della biografia, pero’ mi caco il cazzo di farlo,fomentato anche dal fatto che il completamento automatico tiene ancora in memoria le parole della tesi, quindi figuratevi con che piacere scrivo. Al limite faccio un update. E post migliori verranno, tranquilli, pero’ ogni tanto commentate, diffondete, e che cazzo…fate diventare famoso anche me e fate intervistare pure me dalla Bignardi che adesso che sono disoccupato un po’ di denari in piu’ non fanno male. La cresta sugli spiccioli per andare all’universita’ non me la posso fare piu’.
Martedì, 18 Marzo 2008
Inauguriamo qui la rubrica “Drim a littol drim” dove tutte le brutture (ndGennaro D’Auria) del mio cervello partorite durante la notte vengono consegnate al sommo archivio della Rete a sempiterna et stimatissima atque aulentissima gloria. Ovviamente ogni volta che me ne ricordo una (certe cose non si dimenticano facilmente) la scrivo.
Cominciamo con una fresca e una oldies: stanotte ho sognato che c’era una deportazione di massa dalla Svizzera e tutti gli svizzeri passavano sotto casa mia a tipo fiume umano mentre io li guardavo dal balcone. Sapevo che erano svizzeri perchè me l’aveva detto mia sorella. In tutto questo dei senegalesi cercano di salire a casa mia dal balcone e mio padre da bravo gentiluomo protagonista dei tempi moderni li piglia con la mazza. Sveglia alle 6:30. E’ meglio che il pollo al curry lo lascio stare per un pò.
Per le oldies rispolveriamo un’avventura onirica nella quale io, Voltini e Di Stasio viaggiavamo nudi a bordo di una cinquecento celestina per andare alle prove poi, una volta arrivati lì, una ragazza che era seduta su uno sgabello più ci guardava e più rideva. Fine.
Le perlizie migliori ce le teniamo per dopo.
PS: consentitemi una piccola nota di gioia e gaudio nel fare gli auguri all’altra metà del mio cielo che ieri si è laureata entrando di diritto nel mondo dei ribrusciati. :*******PPPP
Domenica, 24 Febbraio 2008

Jorge Cham ha centrato in pieno e riassunto tutto quello che ho sempre pensato in tutti questi anni: i prof e i loro assistenti hanno la perversione mentale (seconda solo al chiavarsi cani di pezza mentre si è travestiti da infermiera) di pensare che tutti gli studenti debbano seguire le loro morbose voglie dovendo sfoggiare un curriculum di prim’ordine per accedere all’iperuraneo (ma per chi?) del dottorato e del sistema universitario. Nessuno pensa mai che una larghissima maggioranza è lì solo perchè tanti anni prima era ancora convinta di poter imparare qualcosa in questa università di merda e non si era ancora scontrata con la sublime arte dell’ “attaccare il ciuccio dove vuole il padrone” che apre tante porte. Oppure vorrebbe semplicemente fare un mestiere normalissimo oppure appendersi la laurea nel cesso e andare a fare il ragazzo del bar. Ormai a me è fatta, ma chiunque di voi sente il bisogno può copincollare con licenza creative commons questo editto nel proprio blog. Se però lo vedo e ci trovo anche un solo “nn” o un “qst” o un “ke” vi devono, a seconda della vostra combinazione cromosomica, cadere le palle o vi si deve seccare la pucchiacca a uso deserto del Colorado. Che qua la finezza viene prima di tutto.
Caro professore, assistente, personaggio tristissimo in genere che accompagni a titolo gratuito un docente ad un esame sentendoti forte della tua autorità a stare dietro a quel bancone da salumiere e che mi stai per esaminare, io sottoscritto (Nome e Cognome) matricola (numero)
CHIEDO
Di non essere rotto il cazzo a quest’esame in quanto le mia volontà nell’ambito di finire codesta facoltà e di ottenere la votazione definitiva a quest’esame non rientrano nel seguente dominio di appartenenza:
- Passare le mie giornate a leggere documentazioni inutili e a fare ricerche per le quali solo il mio relatore è interessato e non certo io
- Farmi buffunciello davanti agli amici al mare dicendo “i miei alunni” mentre mi tirano scozzetti fortissimi da dietro.
- Avere una pagina sul sito dell’università con la mia foto sorridente per non si sa quale motivo mentre sto in vacanza a Gaeta.
- Avere sulla suddetta pagina web una sequela di foto gallery impressionanti nelle quali mi mostro orgoglioso di fare cose che la gente normale ha sempre fatto (tipo andare in barca o addirittura PRENDERE UN AEREO!).
- Avere sempre sulla suddetta pagina web una lista di pubblicazioni (modo alquanto eufemistico per definire 10 righe buttate su un pdf depositato in rete solo cristo sa dove) con altisonanti titoli in inglese e delle quali al 98% della popolazione mondiale non fregherà mai un cazzo di niente.
- Avere una fidanzata cessissima 35enne laureanda in scienze dell’educazione.
In fede.
Io
PS: Per vedere la vignetta sopra devi cliccarci e poi appare grande nella stessa finestra. No, lo dico perchè so che se sei PhD difficilmente ci arrivi.
(*) L’autore riconosce in quanto membro della comunità scientifica internazionale e interplanetaria che le eccezioni ci possono sempre stare, ma, per dirla con le parole di Galileo : e’ strunz’ nun tenen’ maje fine
Martedì, 19 Febbraio 2008
Lo devo fare, è meglio, così mi levo subito il pensiero. Scrivo e basta, senza pensare che sono un sacco di giorni che non ho manco la forza di mettere mano al blog.
Dicevamo…ah sì, per farla breve io non mi sto ricordando più niente. Niente. L’altro giorno ero in segreteria a fare la fila e un altro po’ mi dimenticavo perché fossi lì. Poi ha suonato il cellulare di uno: prima ha fatto il verso dello struzzo BipBip, poi è partito Gigi D’Alessio. Immaginavo già quanto lungo potesse essere quel telefonino a occhio e croce e che danni avrebbe potuto provocargli al colon, quando l’impiegato mi chiama. E’ un bell’uomo, il classico falso invalido messo lì da dio solo sa quale cugino dell’amico del membro del consiglio supremo dell’università. Davvero un bell’ometto se solo fossimo stati sul set di un film di Mario Merola. Il giubbino di pelle nero, la camicia grigia e la cravatta viola difficilmente si scordano.
- Devo cambiare il titolo della tesi in quello definitivo.
- Perchè?
- Eh devo cambiarlo…(seguono nome, cognome e matricola)
- Quale era il vecchio?
- (mi vergogno di dire che lo inventai al momento perché il prof non me l’aveva ancora detto e i termini scadevano l’indomani) Dunque…ehm…”analisi del…”
- No
- Ah aspetti aspetti….Aspetti ed analisi del…
- No
- Posso comprare una vocale?
- No
- Senta mi hanno chiamato dalla segreteria che dovevo cambiare il titolo che mi avevano detto di scrivere a matita
- Ma questo non ti piaceva?
- Questo é quello provvisorio adesso devo mettere quello definitivo
- E questo perchè non andava bene?
- Eh tanti cazzi, ma sa, adesso vorrei fare in fretta…
- Vabbè vai sopra…
Mi dà il pass per il Primo Mobile di tutte le segreterie dove devo andare a cambiare il titolo della tesi. Parlo con la signora, prendo il foglio dalla pila e cambio il titolo. Lo poso, saluto e….oddio ma l’ho fatto? L’ho posato? Quel foglio era il mio? La pila era giusta? Non mi ricordo più niente. Il titolo era quello? Vuoto.
Io credo sia colpa del fatto che mi sto avvicinando ai trenta, è l’unica spiegazione. Deve essere così. Basta fare un test semplice: andare a messa e vedere chi sono e quanti sono e che età hanno quelli che si ricordano i salmi. Io non me li ricordavo mai già da piccolo, figuriamoci ora. Mi chiedevo sempre chi li scrivesse, chi concepiva ste cose tipo “Dacci o signore la forza di mangiare il pollo paesano” oppure “Gesù sa impennare con lo Zip originale c’esiste” etc… Quando facevo il catechismo una volta arrivai presto a messa e mi chiese “lo vuoi fare il chierichetto?” Io pensavo fosse una domanda che valeva per sempre e in mezzo secondo mi cacai sotto, risposi di no e fuggii via.
Tornando all’esperimento della messa: sono sicuro che quando la bizzuoca dice “Adesso ripetiamo tutti…” e esce ‘na cosa tipo “Il signore è la mia luce, la mia salvezza e il mio cassiere al Super Alvi” tutti se lo ricordano la prima volta. La seconda già si dimezza il numero delle persone che lo dicono corretto, finchè la terza rimangono solo 4 vecchie e tipo 50 persone sui trent’anni che ripetono “issignorretuyaiuysiruyisaiouerterista”. Deve essere l’età, per forza…lo stress…o’ core…
A messa non ci andrei mai, però forse lo farei per amore della scienza. Anzi no, aspettate, mi sono ricordato che non amo più la scienza.
Credits and stuff
Copyright © Kind Of Blog | Powered by WP 2.2.1. | Tree by Headsetoptions and MandarinMusing a minimal theme based on HyperBallad
Il tema è stato leggermente modificato dal sottoscritto. O sovrascritto, dipende adesso cosa state leggendo.
Questo sito si vede bene con Firefox e abbastanza bene con Safari. Se proprio volete farvi del male potete anche provare a vederlo con IE.
Oll rraiz riserved.
Tutti i contenuti di questo sito sono su licenza Creative Commons.
Back to Content