Mercoledì, 30 Dicembre 2009
Non ho idea se esista o meno l’inferno. E, tranquilli, non intendo usare questa parola come una metafora per racconti ricchioni sull’infelicità della vita. Intendo proprio quel posto che ci hanno sempre fatto credere come pieno di fiamme, di urla e di gente simpatica. Supponiamo per un attimo che esista davvero un posto tanto simpatico dove vieni cagato dopo la morte. Fuochi, lacerazioni, dolore, lacrime, sangue. Un dispendio incredibile e infinito moltiplicato per miliardi e miliardi di cristiani. Insomma, uno puo’ inventare un casino di sofferenze, torture e quant’altro ma poi finiscono.
Facendo un passo indietro, riflettiamo un attimo su come i sistemi informativi dell’inferno dovrebbero funzionare. Da qualche parte dovrebbe esserci un database che tiene tutti i dati su di me e sulle cazzate che ho fatto nella mia vita, qualcuno o qualcosa le valuta e vede se devo andare o meno laggiu’. E se poi ci devo andare l’unica soluzione sono comunque torture infinite. Una mole enorme di dati che generano una decisione che alla fine somiglia a tutte le decisioni prese fino a quel momento, rendendo tutto il lavoro precedente praticamente inutile ( e questa puo’ essere la testimonianza del fatto che all’inferno esistono i Project Manager).
Pensando a come si potrebbe ottimizzare la cosa mi e’ venuto in mente che alla fine la sofferenza maggiore noi ce l’abbiamo qui, sulla terra. Che una coltellata, una sbudellata, una lacerazione da fuoco uno puo’ avercela, ma poi finisce. Che c’e’ di piu’ doloroso e continuo di una figura di merda?
Ecco, io l’inferno lo farei cosi’: ogni nuovo arrivato viene portato in una arena enorme con un maxischermo di 1 Km di diagonale e miliardi di sedili. Sullo schermo vengono proiettate tutte le figure di merda della sua vita mentre lui e’ seduto al centro su un piedistallo e visibile da tutti e un demone con la faccia di Silvan (riuscireste a pensare a qualcosa di piu’ inquietante?) gli sta accanto e gli introduce ogni episodio. Ogni sedia e’ dotata di cuffie per la traduzione simultanea.
“Lui adesso dice ‘Spero che non si veda la macchia marrone dietro’. La professoressa dice : ‘Ti sei macchiato?’ ”
“La scritta dice ‘ Fuori servizio’, ma lui la 50 euro l’ha messa già dentro.”
“La mamma gli sta urlando di venire a pranzo e che gli vuole bene lo stesso anche con le emorroidi.”
E tutti a ridere, mentre le piu’ grandi disgrazie della sua vita scorrono via. Mentre si vedono in HD le scene in cui balla, oppure parla da solo immaginando di conquistare la donna che di li’ a poco lo trattera’ come un rifiuto organico nel sacchetto sbagliato. La disperazione raggiunge livelli epici, lui piange mentre il demone parruccato si trattiene a fatica dal deriderlo. E sembra davvero un tormento senza fine. Rifletteteci: potrebbe durare anche 5 minuti, ma ad una povera anima sembrerebbe un’eternita’ nel vero senso della parola.
Poi ad un certo punto schermo nero e la folla si zittisce.
“Oh, demone prestigiatore, non ne posso piu’ di questa cosa. Non si possono avere i marchi a fuoco, il taglio degli arti a freddo, la terapia canalare?”
“No, mi spiace, nuove regole.”
“E’ troppo, veramente troppo.”
“Ne hai abbastanza?”
“Si’, ti prego.”
“Beh sono pur passati 150 anni.”
“Ma io ne ho 80.”
“Ma la registrazione era in LP.”
E dopo un po’ che tutto sembra finito, l’anima si alza:
“Allora se e’ finito io andrei a prendere posto nella cuccetta...”
Si alza, ma una mano del demone lo blocca:
“Aspetta.”
“Cosa c’e'?”
“Quello era il primo tempo, adesso viene tutta la parte delle pugnette.”
Domenica, 20 Dicembre 2009
Ieri sono stato ad un matrimonio. Prima della comunione il parroco ha cominciato a dare i requirements per prendere l’ostia:
Bisogna essere confessati da pochi giorni; non dovete aver commesso peccati di alcun tipo nelle ultime 48 ore; dovete essere venuti a messa almeno due o tre volte di seguito con almeno due mea culpa…
E io pensavo “Minchia, manco la CCNP ha tanti prerequisiti…”. Pensavo,poi, anche alla soundtrack di un eventuale mio matrimonio e alla fine sono giunto a questa:
Entrata in chiesa:
http://www.youtube.com/watch?v=SCNeVHv3Mlg
Omelia del parroco:
http://www.youtube.com/watch?v=4rKHeN69r_M
Scambio delle promesse:
http://www.youtube.com/watch?v=pMytHN6odD4
Anelli:
http://www.youtube.com/watch?v=o7ufSCOyOz0
Comunione:
http://www.youtube.com/watch?v=7rXhXLsNJL8
Uscita degli sposi dalla chiesa:
http://www.youtube.com/watch?v=G0XaBJTy5l0
Il primo che mi fa trovare un quartetto d’archi che fa l’aria sulla quarta corda o la Primavera di Vivaldi gli pianto un casino in chiesa che manco il conte Vlad quando bestemmia davanti alla croce che sanguina.
Giovedì, 21 Febbraio 2008
E’ bello, dopo mezza giornata passata a discutere di tesi, prove,test, sperimentazioni, controsperimentazioni, citazioni, controcitazioni, dati statistici, dati reali e verifica delle fonti scientifiche, andare sulla BBC e leggere che qualcuno pensa che i terremoti in Israele vengono per colpa dei ricchioni…

Martedì, 19 Febbraio 2008
Lo devo fare, è meglio, così mi levo subito il pensiero. Scrivo e basta, senza pensare che sono un sacco di giorni che non ho manco la forza di mettere mano al blog.
Dicevamo…ah sì, per farla breve io non mi sto ricordando più niente. Niente. L’altro giorno ero in segreteria a fare la fila e un altro po’ mi dimenticavo perché fossi lì. Poi ha suonato il cellulare di uno: prima ha fatto il verso dello struzzo BipBip, poi è partito Gigi D’Alessio. Immaginavo già quanto lungo potesse essere quel telefonino a occhio e croce e che danni avrebbe potuto provocargli al colon, quando l’impiegato mi chiama. E’ un bell’uomo, il classico falso invalido messo lì da dio solo sa quale cugino dell’amico del membro del consiglio supremo dell’università. Davvero un bell’ometto se solo fossimo stati sul set di un film di Mario Merola. Il giubbino di pelle nero, la camicia grigia e la cravatta viola difficilmente si scordano.
- Devo cambiare il titolo della tesi in quello definitivo.
- Perchè?
- Eh devo cambiarlo…(seguono nome, cognome e matricola)
- Quale era il vecchio?
- (mi vergogno di dire che lo inventai al momento perché il prof non me l’aveva ancora detto e i termini scadevano l’indomani) Dunque…ehm…”analisi del…”
- No
- Ah aspetti aspetti….Aspetti ed analisi del…
- No
- Posso comprare una vocale?
- No
- Senta mi hanno chiamato dalla segreteria che dovevo cambiare il titolo che mi avevano detto di scrivere a matita
- Ma questo non ti piaceva?
- Questo é quello provvisorio adesso devo mettere quello definitivo
- E questo perchè non andava bene?
- Eh tanti cazzi, ma sa, adesso vorrei fare in fretta…
- Vabbè vai sopra…
Mi dà il pass per il Primo Mobile di tutte le segreterie dove devo andare a cambiare il titolo della tesi. Parlo con la signora, prendo il foglio dalla pila e cambio il titolo. Lo poso, saluto e….oddio ma l’ho fatto? L’ho posato? Quel foglio era il mio? La pila era giusta? Non mi ricordo più niente. Il titolo era quello? Vuoto.
Io credo sia colpa del fatto che mi sto avvicinando ai trenta, è l’unica spiegazione. Deve essere così. Basta fare un test semplice: andare a messa e vedere chi sono e quanti sono e che età hanno quelli che si ricordano i salmi. Io non me li ricordavo mai già da piccolo, figuriamoci ora. Mi chiedevo sempre chi li scrivesse, chi concepiva ste cose tipo “Dacci o signore la forza di mangiare il pollo paesano” oppure “Gesù sa impennare con lo Zip originale c’esiste” etc… Quando facevo il catechismo una volta arrivai presto a messa e mi chiese “lo vuoi fare il chierichetto?” Io pensavo fosse una domanda che valeva per sempre e in mezzo secondo mi cacai sotto, risposi di no e fuggii via.
Tornando all’esperimento della messa: sono sicuro che quando la bizzuoca dice “Adesso ripetiamo tutti…” e esce ‘na cosa tipo “Il signore è la mia luce, la mia salvezza e il mio cassiere al Super Alvi” tutti se lo ricordano la prima volta. La seconda già si dimezza il numero delle persone che lo dicono corretto, finchè la terza rimangono solo 4 vecchie e tipo 50 persone sui trent’anni che ripetono “issignorretuyaiuysiruyisaiouerterista”. Deve essere l’età, per forza…lo stress…o’ core…
A messa non ci andrei mai, però forse lo farei per amore della scienza. Anzi no, aspettate, mi sono ricordato che non amo più la scienza.