Martedì, 15 Giugno 2010
Se avete a che fare per professione col mondo del networking, non potrete, nemmeno sotto tortura, essere sfuggiti alle grinfie di mamma Cisco. Tralasciando tutti i discorsi che potrete aver sentito finora nel bene e nel male come il fatto del dominio incontrastato sugli apparati, sull’essere all’avanguardia, sul voler accalappiare qualunque tecnologia e buttarla in caciara, vi dico che non parlo di questo. Lo si è già fatto abbastanza. Parlo di quel pascolo umano che sono i corsi per le certificazioni Cisco. Ora chiariamoci: io ritengo le certificazioni, soprattutto quelle base, per fortuna/purtroppo molto utili dal punto di vista sia personale che tecnico. Dico quelle “base” perché lì c’è una concentrazione maggiore di elementi universali che, a meno che un giorno Cisco non deciderà di cambiare anche il concetto di indirizzo IP o di subnet, servono ancora a qualcosina. Quindi al contrario dei fanboy non mi sento di fare apologia di fascismo. C’è da dire anche che certe cose sono veramente ridicole.
Cisco, per gli ignoranti in materia, ha la bellissima abitudine di prendere concetti comunemente noti al genere umano e di complicarli inutilmente, mettendoci una sigla lunga/lunghissima e facendolo fare a modo proprio. Un po’ una cosa del genere:
“Mi scusi, dovrei andare al bagno.”
“Certo, ma mi dica: che tipologia di servizio è?”
“Beh saranno anche fatti miei.”
“Eh no, la baracca è mia. Cosa deve fare: cacca, pipì o sciacquata di ascelle?”
“Ma cos…?”
“Risponda.”
“Cacca.”
“No, allora lei non deve fare cacca, deve utilizzare CUSP, Cisco User Shitting Protocol.”
“E come funziona?”
“Ma è semplicissimo! Deve urlare a tutti quelli nel corridoio che sta andando a fare la cacca, poi…lei e’ mancino?”
“No.”
“Allora vada in quello di sinistra, quello di destra potrebbe chiuderla dentro e non farla uscire mai più. Poi non dimentichi di fare una capriola dopo aver tirato lo scarico.”
“C’è altro?”
“Si’, il coperchio della tazza si apre di lato.”
Per non parlare di roba come il VTP che per secoli ci hanno triturato i coglioni sul fatto che fosse utilissimo e all’improvviso è un buco di sicurezza.
Comunque, dicevamo della fauna che si trova nei corsi Cisco. Le tipologie principali di esseri che vi si possono incontrare sono (a parte quelli normali che però sono una rarissima eccezione):
Il Sistemista super-senior con millemila anni di esperienza.
Non si sa perché la sua azienda l’abbia mandato al corso dato che è preparatissimo su tutto, o perché se lo sia pagato da solo dato che il corso è costoso e le certificazioni non hanno nessuna propedeuticità. Sa qualunque comando a memoria e completa le esercitazioni in un secondo. Fa troubleshooting con una mano sola e fa domande complicatissime del tipo “Se poi però configuriamo una tabella di routing inversa che fa rinviare i pacchetti in backbone e con un’interfaccia gli facciamo interrogare il DHCP possiamo riconfigurare tutta la subnet mandando tutto in trunk?” E questo quando l’istruttore sta ancora alla prima slide del primo giorno. Non è una cattiva persona, ma di solito puzza tantissimo e ha una cultura inferiore ad una casalinga dato che ritiene tutto ciò che non possa interrogare un DNS totalmente inutile.
L’entusiastissimo.
E’ li’ perchè pensa che questo corso sia la sua consacrazione nell’olimpo del networking e dopo per lui le reti non avranno più segreti. Veste con scarpe fuori moda e polo o t-shirts di aziende di hardware e software. Suda tantissimo quando fa le esercitazioni, poi non le sa fare ed esige il silenzio durante le spiegazioni. Vuole capire anche il minimo cazzettino anche se l’istruttore lo rassicura sul fatto che quella battuta non era attinente al corso. Generalmente è simpatico quanto un eritema sul culo.
L’esterno.
Ce ne sono più di quanti se ne immagini. Non fa per lavoro l’informatico. E’ gente che ha sentito parlare della CCNA o della CCENT come delle cose che ti fanno capire davvero quello che fai con la rete e che sicuramente ti darà fama e successo. E’ un po’ come se uno per iscriversi a Facebook o farsi un account email dovesse studiarsi tutte le RFC, ma guai a farglielo notare perchè per pagarsi il corso ha detto addio alla vacanza. Si entusiasma per qualunque cosa e pure la più ovvia diventa la rivelazione del senso della vita (”Vuoi dire che se scrivo ping lui mi risponde? Pensa tu…”).
L’intruso.
E’ l’enigma più grande di tutto il corso. Non è ne’ interessato all’argomento ne’ ne ha la minima conoscenza. L’azienda l’ha mandato li’ perché qualche volta in maniera bovina ha fatto qualche show run o ha attaccato qualche plug ethernet. Non fa domande o se le fa sono banalissime e fa capire benissimo che non ha capito una ceppa dell’argomento (”Ma ’sti numeri, no? Cioè 255. Perché?”). Alle esercitazioni si caga addosso e alza le mani con la scusa che vuole vedere prima che fanno gli altri. E’ come se gli avessero chiesto di operare qualcuno di appendicite con un tagliaunghie. Poi continua a non saper fare un cazzo e perde tempo a navigare su siti inutili durante la lezione. Puzza poco ma é perchè la mattina riesce a perdere tempo a lavarsi. Tanto del corso non glie ne frega un cazzo.
La femmina.
Sembra stranissimo, ma ce ne sono. Stanno sempre in silenzio e scrivono come delle forsennate. Ogni tanto senti solo “scusa come hai detto? Firewall?” E poi scrivono Fairuol.
Al prossimo corso.
Lunedì, 31 Maggio 2010
Dato che va molto di moda passare per vittima, invece di ammettere che non ho un cazzo da scrivere dirò che sono la prima vittima della legge bavaglio. Ecco. Dovrebbe andare bene. Non è stata fatta ancora? Ma io sono avanti. C’è gente che già dice di essere contro, perchè io non potrei dire già adesso di esserne addirittura una vittima? E comunque non è assolutamente vero che non ho un cazzo da scrivere. E’ solo che poi mi dimentico facilmente di quello a cui penso. Anche se l’ho scritto. Proprio ieri Voltini, senza saperlo, davanti ad un bicchiere di rum Arexons mi ha dato un’idea grossissima. Stay tuned.
Seconda cosa: due venerdì fa mi trovo davanti ad una puntata di Crimini che vedevo per la prima volta. Non ho mai provato tanta frustrazione e insieme a me l’hanno provata un sacco di persone che cercano di scrivere una qualche storia e si uccidono a trovare qualcosa di plausibile per farla funzionare. Il tutto è magistralmente sintetizzato a questo link. E si’ che a Dazieri lo stimavo. Sarà stato anche lui vittima.
Di Taricone, forse.
Domenica, 13 Dicembre 2009
Ieri sera ho mangiato solo un’insalata, giuro.
Stanotte ho sognato che Lucarelli faceva vedere a BluNotte un video che rivelava le vere origini della camorra: si era scoperto che la vecchia leva camorristica della provincia di Caserta era in realta’ un gruppo di gestori di tante case d’appuntamento omosessuali. In un video c’era un grassone con la faccia di Angelo Branduardi che stava a pecora, ma del quale era inquadrata solo la faccia e che diceva “Il mercato della droga deve essere nostro”. Il clan dei Casalesi dunque aveva sterminato i vecchi camorristi casertani perche’ si vergognavano del fatto che erano omosessuali e avrebbero compromesso i loro affari facendogli fare brutta figura.
Chiedo scusa a tutti gli omosessuali che si sentiranno offesi da questo sogno.
Ma passiamo al vero post della giornata:
Supponiamo per un attimo di mettere da parte tutto quello che la mia relazione adesso significhi per me. Supponiamo per un secondo di dare per scontati l’amore, l’attrazione, il sentimento etc. Scendiamo un attimo nel territorio dell’assurdo. Se dovessi scegliere un solo motivo per non ritornare single, quale sarebbe? Sicuramente quello di non dover faticare per piacere a qualcuna. Qualcuno potrà non capire, ma vi assicuro che e’ una faticaccia non da poco, soprattutto se, come me, non si e’ mai potuto contare su un aspetto che abbia un minimo di interesse a prima vista.
Ma non e’ questo il (l’unico) punto. Sono momenti di una tragicità unica quelli in cui si cerca di essere minimamente attrattivi per qualcuno in generale, figurarsi quelli in cui magari si ha un obiettivo ben preciso (nel mio caso: qualche ragazza in particolare) e si fa di tutto per averlo. Se solo ripenso a qualche sera in cui si e’ usciti in gruppo e sapevo che quella che mi piaceva era li’ mi si accartoccia la pelle.
Parlo? Non parlo? La faccio la battuta? Non la faccio? Lo dico questo? Non lo dico. Ho la faccia da fesso? Si’. Adesso dico questa battuta citando Woody Allen, la capira’?
…mi fanno morire i Fichi d’India quando fanno tichiti’ tichiti’.
Non la capirà.
Ore e ore di strategie, di pensieri, di mosse studiate, provate e riprovate per poi ritrovarsi in mezzo ad una via da soli mentre sparano dei fuochi d’artificio o ad aprire una porta e a trovare lei che bacia un altro.
A pensarci la cosa piu’ romantica che ho detto fino a qualche anno fa e’ stata “Scusate, me ne vado”.
Fin dove mi sono abbassato in vita mia per una ragazza? Credo la volta in cui ho detto che mi piaceva qualcosina dei Subsonica. Mi pare piu’ che abbastanza per l’inferno.
Giovedì, 26 Novembre 2009
“Se non mi salutano, io non saluto. Sono una donna, io.”
Questo scempio qui sopra e’ quello che ronza continuamente nella testa di un tipico prototipo di razza umana basata sul carbonio: la quarantenne disperata. Per disperata intendo una donna ormai inserita in una terrificante spirale che comincia con la consapevolezza della propria inutilità a questo mondo e della sua totale mancanza di conoscenza di qualsivoglia argomento serio. Insomma, le conoscerete: quelle tipiche amebe alle quali basta indossare un auricolare bluetooth per pensare di essere invidiate.
No, tranquilli, non ho ne’ la pretesa ne’ la capacità di sostituire Betty Moore.
Analizziamo la cosa:
“Se non mi salutano, io non saluto.”
Un essere non solo irritante ma anche eterotrofo, insomma. Ha deciso che lei non saluta. La premessa e’ gia’ di per se assurda (1). Il problema ulteriore e’ che la cosa sottintende:
“Se non salutano sono dei maleducati gli altri”.
Immediatamente traggo una conclusione assiomatica basata su una regola avallata solo da me. Un po’ come dire:
“Se entra qualcuno in questa stanza e’ per forza uno stronzo”
In una sola botta ho classificato il mio complemento (tutto cio’ che non sono io) e mi sono creato una regola che dovrebbe avere un fondamento ma che in realta’ e’ venuta dal nulla.
“Sono una donna, io.”
Ammettendo la diversità non si sa se si ammette una superiorità o una inferiorità ma in qualunque caso, chi cazzo sarebbe costei per non salutarmi?
Ma il vero terrore e’ la domanda che farebbe crollare tanti pilastri di questo mondo:
“Perche’?”
“Per rispetto…”
Ma che minchia c’entra? Il rispetto dovrebbe essere ipoteticamente two-way, perche’ con le donne dovrebbe valere una asincronicità? Se valesse sarebbe una palese affermazione di sottomissione.
“Per educazione…”
Vedi sopra.
“Beh per il galateo…”
Il galateo e’ una accozzaglia di stronzate create apposta per gente che, non essendo in grado di usare il comune buon senso per chiari limiti mentali, ha bisogno della regoletta scritta. Proprio come le sceme che invece di capire la regola di grammatica si fanno gli schemini sui quaderni con scritto “SI - NO”.
“Ma allora non capisco, io…”
Su, su, tranquilla. Siediti qui e non ti muovere. Adesso finisce tutto. Tranquilla che il cellulare puoi continuare a usarlo.
“Ma…”
Sshh, su. Buona.
(1) Mi diverto a immaginare due esseri cosi’ chiusi in una stanza. In teoria dovrebbero rimanere mute all’infinito.
Mercoledì, 11 Novembre 2009
Per tutti quelli che vogliono diventare il nuovo idolo dei fricchettoni e radical chic all’ombra del Vesuvio una ricetta veloce veloce:
Prendete una base tipo quella delle tastiere Casio anni ‘80 (se non sapete di cosa parlo prima vergognatevi e poi pigliatevi a schiaffi da soli) poi cantate il testo seguente piu’ volte e ogni volta scegliete una parola diversa fra quelle proposte fra le parentesi graffe.
Metteteci un riff di merda alla fine di ogni giro fatto sempre con la tastiera di cui sopra oppure prendete uno di quei gruppetti del cazzo solo violini e violoncelli e fateci suonare tre-quattro note con molte sincopi a cazzo. Una spruzzatina di tammorra e il gioco e’ fatto.
Testo
Dint’ a {stu vic’; sta’ città; sta terra} si coccrun’ me vedess’
Me sent’ {male ; bbuon’} quann’ me ferm’ {a’ polizia ; a’ guardia}
Cu stu’ {calor’ ; fridd’} nu se capisc’ nient’ te tras’ int’o’ cerviell quann te faje { a’ robb’ ; o’ kobrett’ ; o’ cannon’} . Te vec’ e tu me ric’ { “ue’ fratè”; “compa’ comm’ staje?”}. Scennimm’ a copp’ {O’ Vommer’ ; o’ mezz’} Fin a dint’ { o’ vascio ; a’ Ferrovia ; a’ Sanità} Perche’ je song’ { Malament’ ; Nu chiattill’} Ma me piac’ e’ me {vesti’ ; fa’ e’ cann’}. Je teng’ {tutt’ cos’, manc’ o’ cazz’} ma m’a’ facc’ a pper’, e ssent’ mmiez’ a via { stu pes’ ncopp’ e’ spall ; sti fantasm’ ca me guardan’} o’ sacc’ ca ce stann’ ma nun vec’ addo’. Allora {la camorra ; a’ munnezz’} e’ problema originale…
Rit:
A’ pallottola ca spar’, o’ drogat’ comme staje?
Roberto, la scorta. O’ fumm’! A’ finanz’!
Ricordati di me quann’ vir’ {o’ babba’ ; o’ fiore e’ latt’}
A’ metro senza bigliett’, O’ Stato nun ce sta’.
Martedì, 10 Novembre 2009
Prima della terza media non ero mai stato conscio di essere sovrappeso. Non perche’ volessi ignorarlo o perche’ non sapessi cosa significava. Semplicemente non mi ero posto il problema. Per me non era un “sovra” inteso come qualcosa di sbagliato, ero io che ero cosi’, punto. Poi un bel giorno viene il medico a fare la visita e a me le visite non erano mai dispiaciute. Vaccini,iniezioni, prelievi, visite oculistiche, non mi avevano mai spaventato, fino ad allora. E’ vero anche che non avevo mai fatto una rettoscopia o qualcosa che iniettasse positroni a cazzo nel mio corpo, ma allora cosa ne potevo sapere? Un bel giorno il dottore ci mette uno di fianco all’altro a me e altri tre o quattro compagni miei e ci passa in rassegna. Agli altri misura la pressione, sente il cuore e i polmoni, guarda i denti e poi li lascia andare. A me fa “Tu resti per ultimo, non ti muovere.”
Ed esce.
Io rimango pietrificato e sento il mio buco del culo che si trasforma in un dispenser di granite. Si’, ero quasi sicuro che il vapore gelato che esce dal freezer quando si apre velocemente fosse simile a cio’ che adesso stava uscendo dal mio ano. Quando ritorna ha una specie di pinza in mano e io gia’ sto pensando a quale parte del mio corpo fosse in vena di asportare. I denti? Gli occhi? Poi ipotizzo che forse non vuole estrarre, ma infilare. Panico. Poi mi fa levare il maglioncino e la maglietta intima e comincia a pinzarmi i rotolini di grasso della pancia e delle braccia. “Ma che cazzo fa? Pizzica?” Insomma non sapevo se sarebbe dovuto succedere qualcosa, se dovevo sentire qualcosa, se bello e buono avrebbe premuto fortissimo e mi avrebbe tranciato di netto un pezzo di pancia. Niente. Mi fa salire sulla bilancia e li’, per la prima volta in vita mia ho avuto paura della gravità. L’asticella col peso cadde da una parte e quando si bilanciò il dottore esclamo’ “Giovano’ sei sovrappeso, cosi’ non va bene.”
Non avevo mai avuto paura di cadere e di farmi male. Quando andavo in bicicletta era un continuo di graffi, lividi e strusciate piu’ o meno profonde. Non mi facevano niente. Vedevo i miei compagni con le sbucciature enormi e le braccia ingessate come si guardano gli eroi di guerra. Adesso la semplice misura con la quale la terra mi trattiene a se’ mi stava mettendo davvero terrore. Una volta tornato in classe fu come se mi avessero violentato. Non parlavo, pensavo quasi sottovoce. Forse era stata una rivelazione, o forse una specie di maledizione che mi avrebbe accompagnato per chissa’ quanto. Ad un tratto sentivo il mio peso quando salivo le scale, quando pedalavo,quando correvo, quando maldestramente calciavo un pallone pensando che forse un giorno avrei imparato a giocare bene. Ad un tratto avevo uno spunto per capire forse perche’ le ragazzine non mi avevano mai rivolto la parola, al contrario dei miei amici che cominciavano a capire le prime cose e a dare i primi baci. Ad un tratto non mi sentivo grosso, mi sentivo sbagliato. Io non mangiavo dolci, non mi abboffavo, i miei amici mangiavano panini, cornetti e pizzette come se niente fosse, io nulla. Eppure io ero quello che non c’entrava nulla.
Mia mamma ha due livelli di allerta. Il primo e’ quando una cosa viene detta la prima volta:
“Ha detto il dottore che sono sovrappeso…”
“Eh significa che devi mangiare un po’ meglio e muoverti di piu’…come fanno i tuoi compagni.”
Il secondo e’ quando la stessa cosa viene detta da mio padre: significa che e’ talmente sputtanata da aver raggiunto un livello di emergenza secondo solo al Defcon 1:
“Ho visto il dottore che ha visitato Carmine…ha detto che sta bene, pero’ e’ TROPPO sovrappeso…” enfatizzando la parola “troppo” con il movimento delle mani davanti alla pancia
Due giorni dopo eravamo dal dietologo e due settimane dopo avevamo la mia prima dieta. Avevo 12 anni. Era Ottobre.
Quando lessi certe cose quasi non ci credevo:
30 Grammi.
40 Grammi.
Un cucchiaino di olio.
Niente zuccheri o dolci.
2 Crackers
Yogurt magro.
Sapendo che mia mamma gettava circa 100 grammi di pasta a testa, immaginai un piatto di spaghetti e lo divisi per tre e qualcosa. Il risultato non mi piacque.
Feci questo per due mesi. Persi due chili e mezzo e non cambio’ una mazza nella mia vita.
Venerdi’ scorso ho fatto trent’anni. Ogni volta che mi guardo mi viene in mente quel dottore e la parola “troppo”e mi sento quasi male quando vedo un po’ di pancetta che mi esce di lato. Invidio non tanto quelli che hanno il fisico (in quel caso rosico e basta, ma poi passa), ma quelli che nessun dottore ha misurato con una pinza. Poi mi viene in mente che i sacrifici che si traducono in una perdita di tempo sono un’altra costante della mia vita. Poi penso che devo prendere la vita con piu’ leggerezza.
A botte di 30 grammi e 40 grammi. Forse.
Sabato, 9 Maggio 2009
Canticchiare Cornutone mentre sei nel corridoio dell’azienda e vedere il presidente che esce da una porta all’improvviso…
Lunedì, 16 Marzo 2009

- “Geometra che fa? Dorme?”
- “No, sto leggendo…”
Mercoledì, 31 Dicembre 2008
Per quello che ho fatto, lo so. Non mi viene assolutamente niente ed e’ stato un periodo nel quale impegni personali e impedimenti del cervello mi hanno impedito di partorire alcunche’ di interessante da dare in pasto agli hard disk del mio hosting. Mi spiace davvero. Avevo pure qualcosa da scrivere, ma mi bloccavo sempre davanti alla pagina bianca.
Ne approfitto per fare dei semplicissimi (e altri aggettivi denigrativi) auguri di buon anno a tutti.
Propositi per il nuovo anno e’ meglio che non ne faccio, tanto non li seguo mai.
Mercoledì, 12 Novembre 2008
Ci sono dei momenti in cui senti che la vita ti sta svelando i suoi segreti più intimi, momenti in cui tutto ti sembra semplice, chiarissimo ma allo stesso tempo terrificante. Momenti in cui quelli che credevi fossero i massimi segreti dell’essenza umana ti si parano davanti in tutta la loro devastante presenza.
- Mettiamo caso chesso’ che io vedo in una stanza un computer portatile: come faccio a sapere che modello e di che marca è?
- C’e’ scritto sopra
- Aaah…
Allora cominci a fare centomila pensieri in un secondo, come se stessi andando a sfracellarti contro un muro e il tuo cervello suddividesse quegli attimi in ricordi infinitesimi. E’ quando capisci che tutto quello che stai facendo non sai nemmeno tu perche’ lo stai facendo e ti accorgi che vorresti criticare ferocemente le persone che stanno facendo le cose che ti piacerebbe fare. E ti accorgi che non puoi criticarle perche’ senno’ pare brutto. E capisci che non e’ tanto il fatto che pare brutto che ti fa stare male, quanto il fatto che effettivamente stai rosicando. E ci sono casi in cui ti trovi davanti ad una semplice scelta: decidere se sei un illuminato o la mente ti si e’ devastata del tutto. E’ il mio caso dal giorno in cui mi sono reso conto che invidio con tutte le mie forze Fabio Volo.
L’ho scoperto giocando a Indovina Chi col mio cervello, quando cercavo di trovare nella mia mente la proiezione di quello che vorrei fare e vorrei essere. Cominciamo con le cose più semplici:
A Fabio Volo non vengono i brufoletti che mi vengono attorno al naso quando sono raffreddato. Quelle cose fastidiose e anche un po’ schifose che tu ti chiedi “ma quanto cazzo di sebo puo’ produrre un corpo umano?” E ti guardi allo specchio sempre più schifato.
Fabio Volo e’ il classico individuo che fa “eh dovrei buttare giu’ un po’ di pancetta” mentre si tocca un millimetro di spessore dell’addome e tu pensi alla tua sacca di lardo e ti viene da piangere. Si’, lo so che ce ne sono tanti cosi’, ma mi trovo nei paccheri e fatemi divertire un po’.
Fabio Volo ha quella faccia un po’ cosi’, quell’espressione un po’ cosi’ che ti ricorda quelli che da bambini dicevano “a’ fess’ e’ mammet’ mmiez’ o’ mar’” e riuscivano a fare bella figura anche davanti al prete del catechismo.
Fabio Volo sa parlare, sa cantare, sa recitare (oddio, mettiamocelo per dovere di cronaca), sa presentare. Io ultimamente ho problemi anche a chiedere l’insalata all’addetta alla mensa. Quando mi sono esibito in pubblico ringrazio dio di aver avuto la chitarra che usavo per pensare ad altro, altrimenti sarei andato nel panico.
Fabio Volo piace alle femmine ed e’ sempre piaciuto. Anche se vivo una felicissima storia d’amore che vorrei non finisse mai, guardando alle mie esperienze passate direi che e’ meglio sorvolare su questo aspetto.
Fabio Volo ti ricorda quelli che quando tu eri giovane e avevi mille progetti in testa loro andavano in giro per il mondo, suonavano, cantavano, presentavano, fotografavano, facevano gli animatori, teatro, cinema. A te rompevano i coglioni se ti svegliavi 10 minuti più tardi per studiare.
- Adesso che ti sei laureato…perche’ non ti metti a fare il mago?
Fabio Volo si vanta che c’ha la terza media. Pure Pasquale, il mio idraulico lo fa. E considerando che molto probabilmente il loro fatturato annuo e’ lo stesso, direi che il mio curriculum lo posso menare senza problemi nel camino.
Questo post era visibilmente sottotono, lo so, ma mica sono Fabio Volo.
Credits and stuff
Copyright © Kind Of Blog | Powered by WP 2.2.1. | Tree by Headsetoptions and MandarinMusing a minimal theme based on HyperBallad
Il tema è stato leggermente modificato dal sottoscritto. O sovrascritto, dipende adesso cosa state leggendo.
Questo sito si vede bene con Firefox e abbastanza bene con Safari. Se proprio volete farvi del male potete anche provare a vederlo con IE.
Oll rraiz riserved.
Tutti i contenuti di questo sito sono su licenza Creative Commons.
Back to Content