Lunedì, 31 Maggio 2010

Mascherare e camuffare

Dato che va molto di moda passare per vittima, invece di ammettere che non ho un cazzo da scrivere dirò che sono la prima vittima della legge bavaglio. Ecco. Dovrebbe andare bene. Non è stata fatta ancora? Ma io sono avanti. C’è gente che già dice di essere contro, perchè io non potrei dire già adesso di esserne addirittura una vittima? E comunque non è assolutamente vero che non ho un cazzo da scrivere. E’ solo che poi mi dimentico facilmente di quello a cui penso. Anche se l’ho scritto.  Proprio ieri Voltini, senza saperlo, davanti ad un bicchiere di rum Arexons mi ha dato un’idea grossissima. Stay tuned.

Seconda cosa: due venerdì fa mi trovo davanti ad una puntata di Crimini che vedevo per la prima volta. Non ho mai provato tanta frustrazione e insieme a me l’hanno provata un sacco di persone che cercano di scrivere una qualche storia e si uccidono a trovare qualcosa di plausibile per farla funzionare. Il tutto è magistralmente sintetizzato a questo link. E si’ che a Dazieri lo stimavo. Sarà stato anche lui vittima.

Di Taricone, forse.

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Mercoledì, 17 Febbraio 2010

You can’t help yourself because yourself suck

Ci sono tanti gesti dei quali ci si puo’ pentire e molto spesso il fatto che stai guadando un fiume di merda con la tua vita non è una buona attenuante. Ce ne sono moltissimi di più dei quali mettersi vergogna, e allora il periodo brutto può, effettivamente, diventare una scusa. Dentro di te però sai che non è mai così.

Erano all’incirca cinque anni fa ed ero nel classico periodo in cui vedi tutti che ti superano sulla destra facendo ciaociao con la manina mentre tu sei fermo o quasi. Pensi che ovviamente qualcosa non va, però ci sono tante cose che ti fermano dall’andare a fondo: il fatto che non puoi permetterti di prendere pause, o di avere la dignità morale di accostare a bordo pista e fermarti. Tanto non hai mai avuto né tifosi né una squadra dietro.

Fermiamoci, allora. Il problema qual e’? Che domande, l’università. Il problema è che ci metti un mare di tempo per studiare delle cose che ti sembrano inutili, ma sai che non lo sono. Il punto è che per leggere una pagina fai uno sforzo tipo sollevare tua nonna. Con tutta la poltrona e il televisore. Poi giri la pagina e puf, non ricordi più una ceppa. Andato. Come un alzheimer, però light. Hai bisogno di qualcosa che ti faccia studiare meglio e che ti faccia ricordare le cose. Qualcosa che non ti faccia sentire un vecchio rincoglionito a 25 anni. Qualcosa che non ti faccia più sentire le urla di tua mamma che ti tratta come un povero deficiente e che soprattutto non sfoci nel codice penale.

Scartate le ipotesi illegali per manifesta tua incapacità nell’agire nel lato oscuro, cominci a vagliare tutte quelle cose che ti propongono e che una ricerca disperata su google ti presenta. Cominciamo coi metodi di studio proposti. “Ehi ma sono tali e quali a quelli che uso io!” Bocciati.

Ci sono i corsi per studio e memorizzazione che costano quanto sei stipendi e ti dicono “Si’, ci sarebbe un anno di lezione da seguire, ma tanto dopo due settimane hai già studiato per dieci esami e li hai passati tutti, quindi è un investimento.” Io sono coglione ma ho un limite superiore, a quanto pare. Ed è una buona notizia.

Poi c’e’ il fondo del barile: i manualetti di aiuto. Ora, uno dei miei divertimenti più grandi in libreria è andare nelle sezioni dove ci sono i libri di autoaiuto e di strategie psicologiche su come averla vinta nel lavoro, nella vita. “Cambia la tua vita in 50 secondi.” “Diventa un vincente! Le sconocchiate davanti agli altri saranno solo un ricordo!” “Perdere lo scuorno? Mai più!” e così via. Dicevo: andare in queste sezioni e guardare chi pensa seriamente di acquistare questi libri é la vera iniezione di autostima. Prima di tutto perchè e’ popolata da personaggi che trasudano tristezza anche se vestiti e pettinati bene. Potresti leggergli la vita che fanno solo dallo sguardo. Magari c’e’ quello che vuole sembrare distinto ma si vede benissimo che e’ uno che riesce a impressionare a stento la segretaria dell’ufficio. Non parliamo del disperato che non sai come sia arrivato alla terza media e ad avere un impiego e già sogna la sua escalation professionale all’interno dell’ufficio Informagiovani. Cose così, insomma. Durante queste mie incursioni nel mondo dei reietti mi imbatto in un libricino simpatico: “Photoreading” sottotitolo “Strategie dei Geni” (a Stoccolma si cerca ancora la spiegazione a certi attacchi di panico). Lo guardo e, ammetto, a prima vista sembra meno fesso degli altri (sapiente uso dell’eufemismo, a breve un chiasmo buttato lì ndA).

Per farla breve: ti insegna a leggere e memorizzare a tipo i cyborg dei film. La cosa sembra una cazzata immane, e in effetti lo è, però poi pensi che c’e’ gente che lascia la famiglia, che uccide le mamme per i soldi del videopoker, che ti costa provare? 12 euro. Ngulo. Vabbè, e’ l’unico investimento che mi posso permettere. Lo prendo.

Le prime venti-trenta pagine sono tutte dedicate al fatto che questo metodo deve diventare parte di te e devi sentirlo a fondo. Intanto l’unica cosa che senti a fondo è un’altra. Il primo esercizio è comicità pura: devi sfocare gli occhi e raggiungere il punto visivo – sensitivo in cui il tuo cervello è più attivo e sensibile. Devi cominciare a sfocare e incrociare lo sguardo fino a vedere una doppia costa del libro.

“Ma non vedo un cazzo!” “Non conta! Il tuo cervello non lo sa!” “Si’, ma che  leggo?” “Non capisci? Serve solo ad attivare i tuoi ricettori che dopo, leggendo velocemente saranno reattivissimi e memorizzeranno istantaneamente ogni cosa!”

Per verificare che stiate sfocando correttamente gli occhi si invita a fare la prova del salsicciotto, cioè a sfocare lo sguardo, a unire davanti al viso i due indici delle mani e a vedere un “salsicciotto” formato dalle dita che fluttua davanti a voi. “Lo vedete? LO VEDETE?!” “Si’, ma mi sa che fra poco lo vedrò da qualche altra parte…”

“Adesso dovrete entrare in uno stato mentale particolare e per farlo avrete bisogno di immaginare un cappello immaginario.”
“Eh?”
“Si’, un cappello immaginario, dovete entrare in uno stato psichico nel quale nulla più vi turba e siete totalmente rilassati. Inoltre il vostro punto focale deve essere più lontano della pagina.”
“Sfocato e più lontano della pagina? Tanto vale che mi addormento…”
“Non capite…per esempio quando guidate guardate lontano o dove finisce il cofano della macchina?”
“Di solito però sto anche attento a non buttare sotto qualcuno o a non farmi prendere in pieno.”

“Questo cappello immaginario può avere la forma che desiderate…basta che vi sentiate rilassati e protetti…”
“Anche a forma di cazzo?”
“Come?”
“Mi hai sentito bene, anche a forma di cazzo?”
“Credo di sì, cioè…non so se i neuroni…”
“Ok, mi basta.”

“Dicevo…respiriamo forte e immaginiamo di metterci questo cappello adesso apriamo gli occhi, li sfochiamo come abbiamo imparato, e cominciamo a sfogliare il libro velocemente, ritmicamente, anche immaginando che il ritmo sia quello di una canzone che conosciamo.”

Cominciando a invocare parecchi abitanti dell’aldilà il mio ego si piega anche a questo e comincio a sfogliare il libro velocemente.

“Avete finito? Bene. Adesso prendetevi un quarto d’ora di pausa e dopo rileggete tutto velocemente, ma senza fretta, vedendo le parole che attivano i vostri neuroni e segnandole. Vedrete come dopo un po’ tutte i concetti prenderanno forma, si allargheranno a macchia d’olio nella vostra memoria e saranno scritte indelebilmente…”

Un crescendo di cavolate e un finale di inutilità.  Il manuale non serve ad una mazza. Forse mi serviva solo rilassarmi e basta. Ma senza infilarmi un cazzo immaginario in testa.

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Mercoledì, 2 Dicembre 2009

Che poi pensavo…

Celli e il figlio che si scrivono su Repubblica.

Io sto ancora aspettando che mio padre mi risponda a un SMS del 2002.

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Lunedì, 30 Novembre 2009

Il viecchio e il lungomare

C’e’ la famosa leggenda metropolitana secondo cui Ernest Hemingway avrebbe scritto un racconto in sole sei parole:

For sale. Baby shoes. Never worn.

Ora: io non arrivero’ mai alle vette del signor H nemmeno nelle leggende metropolitane. Pero’ ci ho provato pure io.

Fermo senza speranza. Un sogno. Telepass.

 

Ma e’ bucato? Mannaggia la puttana!

 

“Ti considero un amico”. “Non chiaviamo?”

 

Sono preparato. Torno la prossima volta.

 

Mignolino del piede. Spigolo. Una iastemma.

 

Adesso, da bravo nerd, ho anche io il mio twitter. Un’altra cazzata che durera’ pochissimo ma dalla quale non potevo esimermi. Se volete seguirmi fate pure. Basta che non scriviate con le K e i NN e abbiate un minimo di materia grigia funzionante (non si intende mai usata). Se non avete ancora capito dove cliccare per andare al twitter lasciate stare, non e’ cosa per voi. Andate a controllare la lavatrice se ha finito.

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Giovedì, 26 Novembre 2009

The useless algebra of women (Part 1)

“Se non mi salutano, io non saluto. Sono una donna, io.”

Questo scempio qui sopra e’ quello che ronza continuamente nella testa di un tipico prototipo di razza umana basata sul carbonio: la quarantenne disperata. Per disperata intendo una donna ormai inserita in una terrificante spirale che comincia con la consapevolezza della propria inutilità a questo mondo e della sua totale mancanza di conoscenza di qualsivoglia argomento serio. Insomma, le conoscerete: quelle tipiche amebe alle quali basta indossare un auricolare bluetooth per pensare di essere invidiate.

No, tranquilli, non ho ne’ la pretesa ne’ la capacità di sostituire Betty Moore.

Analizziamo la cosa:

“Se non mi salutano, io non saluto.”

Un essere non solo irritante ma anche eterotrofo, insomma. Ha deciso che lei non saluta. La premessa e’ gia’ di per se assurda (1). Il problema ulteriore e’ che la cosa sottintende:

“Se non salutano sono dei maleducati gli altri”.

Immediatamente traggo una conclusione assiomatica basata su una regola avallata solo da me. Un po’ come dire:

“Se entra qualcuno in questa stanza e’ per forza uno stronzo”

In una sola botta ho classificato il mio complemento (tutto cio’ che non sono io) e mi sono creato una regola che dovrebbe avere un fondamento ma che in realta’ e’ venuta dal nulla.

“Sono una donna, io.”

Ammettendo la diversità non si sa se si ammette una superiorità o una inferiorità ma in qualunque caso, chi cazzo sarebbe costei per non salutarmi?

Ma il vero terrore e’ la domanda che farebbe crollare tanti pilastri di questo mondo:

“Perche’?”

“Per rispetto…”

Ma che minchia c’entra? Il rispetto dovrebbe essere ipoteticamente two-way, perche’ con le donne dovrebbe valere una asincronicità? Se valesse sarebbe una palese affermazione di sottomissione.

“Per educazione…”

Vedi sopra.

“Beh per il galateo…”

Il galateo e’ una accozzaglia di stronzate create apposta per gente che, non essendo in grado di usare il comune buon senso per chiari limiti mentali, ha bisogno della regoletta scritta. Proprio come le sceme che invece di capire la regola di grammatica si fanno gli schemini sui quaderni con scritto “SI - NO”.

“Ma allora non capisco, io…”

Su, su, tranquilla. Siediti qui e non ti muovere. Adesso finisce tutto. Tranquilla che il cellulare puoi continuare a usarlo.

“Ma…”

Sshh, su. Buona.

(1) Mi diverto a immaginare due esseri cosi’ chiusi in una stanza. In teoria dovrebbero rimanere mute all’infinito.

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Venerdì, 13 Novembre 2009

The less you have…

Ti chiudi in te stesso, velocemente. Non hai quasi tempo di respirare. Hai un solo obiettivo in mente. Ti accorgi che non hai quello che volevi, ma e’ comunque troppo tardi per tornare indietro e lasciar perdere. Qualcuno potrebbe soffiarti via anche il poco che hai adesso. Ansimi piano, poi forte, poi ti siedi e ti riposi. Poi corri ancora di piu’ col cervello. E’ difficile, fra le mani hai poco e niente. Vai avanti, indietro, torni avanti alla ricerca di non sai manco tu cosa. Ti rendi di nuovo conto che forse non ce la puoi fare, ma un attimo dopo insisti. Avanti, indietro. Cerchi un particolare, qualcosa che possa aiutarti, anche la cosa piu’ piccola che possa darti una spintarella. Qualcosa che possa far accendere una lucetta. Niente. Forse lo trovi, decidi di provarci. Come va, va. Il cervello corre a mille, pensi cose che non avresti mai avuto il coraggio o la vergogna di pensare. Vai avanti e corri  come un giaguaro impazzito nei tuoi pensieri, senti gli artigli che stringono la tua materia grigia. Stringi i denti…ancora e ancora. Chiudi gli occhi e il collo si tira fortissimo. Poi finisce. Finisce tutto. Brividi. Il tuo corpo lo ha appena saputo. Un secondo dopo il tuo cervello

E mica e’ facile…farsi una pugnetta quando il bagno ci sta solo il Casaviva.

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Sabato, 9 Maggio 2009

Cose che fanno sempre piacere…

Canticchiare Cornutone mentre sei nel corridoio dell’azienda e vedere il presidente che esce da una porta all’improvviso…

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Mercoledì, 12 Novembre 2008

Late Night Revelations

Ci sono dei momenti in cui senti che la vita ti sta svelando i suoi segreti più intimi, momenti in cui tutto ti sembra semplice, chiarissimo ma allo stesso tempo terrificante. Momenti in cui quelli che credevi fossero i massimi segreti dell’essenza umana ti si parano davanti in tutta la loro  devastante presenza.

- Mettiamo caso chesso’ che io vedo in una stanza un computer portatile: come faccio a sapere che modello e di che marca è?

- C’e’ scritto sopra

- Aaah…

Allora cominci a fare centomila pensieri in un secondo, come se stessi andando a sfracellarti contro un muro e il tuo cervello suddividesse quegli attimi in ricordi infinitesimi. E’ quando capisci che tutto quello che stai facendo non sai nemmeno tu perche’ lo stai facendo e ti accorgi che vorresti criticare ferocemente le persone che stanno facendo le cose che ti piacerebbe fare. E ti accorgi che non puoi criticarle perche’ senno’ pare brutto. E capisci che non e’ tanto il fatto che pare brutto che ti fa stare male, quanto il fatto che effettivamente stai rosicando. E ci sono casi in cui ti trovi davanti ad una semplice scelta: decidere se sei un illuminato o la mente ti si e’ devastata del tutto. E’ il mio caso dal giorno in cui mi sono reso conto che invidio con tutte le mie forze Fabio Volo.

L’ho scoperto giocando a Indovina Chi col mio cervello, quando cercavo di trovare nella mia mente la proiezione di quello che vorrei fare e vorrei essere. Cominciamo con le cose più semplici:

A Fabio Volo non vengono i brufoletti che mi vengono attorno al naso quando sono raffreddato. Quelle cose fastidiose e anche un po’ schifose che tu ti chiedi “ma quanto cazzo di sebo puo’ produrre un corpo umano?” E ti guardi allo specchio sempre più schifato.

Fabio Volo  e’ il classico individuo che fa “eh dovrei buttare giu’ un po’ di pancetta” mentre si tocca un millimetro di spessore dell’addome e tu pensi alla tua sacca di lardo e ti viene da piangere. Si’, lo so che ce ne sono tanti cosi’, ma mi trovo nei paccheri e fatemi divertire un po’.

Fabio Volo ha quella faccia un po’ cosi’, quell’espressione un po’ cosi’ che ti ricorda quelli che da bambini dicevano “a’ fess’ e’ mammet’ mmiez’ o’ mar’” e riuscivano a fare bella figura anche davanti al prete del catechismo.

Fabio Volo sa parlare, sa cantare, sa recitare (oddio, mettiamocelo per dovere di cronaca), sa presentare. Io ultimamente ho problemi anche a chiedere l’insalata all’addetta alla mensa. Quando mi sono esibito in pubblico ringrazio dio di aver avuto la chitarra che usavo per pensare ad altro, altrimenti sarei andato nel panico.

Fabio Volo piace alle femmine ed e’ sempre piaciuto. Anche se vivo una felicissima storia d’amore che vorrei non finisse mai, guardando alle mie esperienze passate direi che e’ meglio sorvolare su questo aspetto.

Fabio Volo ti ricorda quelli che quando tu eri giovane e avevi mille progetti in testa loro andavano in giro per il mondo, suonavano, cantavano, presentavano, fotografavano, facevano gli animatori, teatro, cinema. A te rompevano i coglioni se ti svegliavi 10 minuti più tardi per studiare.

- Adesso che ti sei laureato…perche’ non ti metti a fare il mago?

Fabio Volo si vanta che c’ha la terza media. Pure Pasquale, il mio idraulico lo fa. E considerando che molto probabilmente il loro fatturato annuo e’ lo stesso, direi che il mio curriculum lo posso menare senza problemi nel camino.

Questo post era visibilmente sottotono, lo so, ma mica sono Fabio Volo.


Venerdì, 31 Ottobre 2008

Doppi sensi di colpa alternati

L’unico e solo sentimento vero che un uomo potrà mai provare è il senso di colpa. Non importa verso chi o di che natura esso sia. L’importante e’ provare quel sentimento che puo’ durare un solo secondo ma che puo’ farti sentire di merda per l’intera giornata, settimana o anche per tutta l’ esistenza. Si comincia dalla mattina, quando ti vedi nello specchio con quella pelle del cazzo che madre natura ti ha dato, con le infiammazioni e i brufoletti a trent’anni, che ti ricordano i primi peletti di merda che ti crescevano in faccia a quattordici e allora pensi “potevo prendermi piu’ cura della mia pelle…potevo ascoltare mia mamma ed evitare di schiacciarmi quel brufolo…se adesso fossi andato dal dermatologo non dovrei avere paura anche di grattarmi una guancia”. Ignori completamente che in quindici anni hai provato di tutto per evitare di uscire martoriato dal bagno la mattina: che sei passato dalla noncuranza piu’ totale passandoti il rasoio in faccia come uno in preda a un raptus al rendere il tutto un’operazione di una difficoltà pari se non superiore a quella di un trapianto reni-polmone-cervello-cistifellea. Bagno della pelle con acqua calda, detergente, sapone, sciacquare, riposo, crema, riposo, schiuma, riposo, passaggio del rasoio, evitare il contropelo, riposo, fermare l’emorragia in corso, bestemmie, crema dopo barba, bestemmie, dito mignolo del piede nell’angolo del piano doccia, florilegio di bestemmie. Niente, non stai li’ a vedere la storia passata, pensi solo a sentirti una merda perche’ lo e’ la tua pelle. Non senti nessuna vocina interiore né alcuna voglia di riflettere, ti va solo di inveire contro te stesso. Anche guardando la panza, pensi che avresti potuto fare qualcosa, che magari da piccolo potevi muoverti di più, potevi giocare a pallone senza pensare che fosse un gioco nel quale non eri bravo, magari a quest’ora non solo sapevi giocare, ma non ti saresti ritrovato un fisico che e’ la trasposizione del concetto di abbandono, ma magari riuscivi a essere tonico e scattante e, a dio piacendo, con la persiana degli addominali al posto della borsa dell’acqua calda che ti ritrovi. Ma non c’e’ tempo per pensare a questo, hai tempo giusto per pensare che fai schifo e basta. Hai tempo per andare al lavoro. E li’ peggio di prima. Perche’ sai che a pochi chilometri da te ci sono un branco di teste di cazzo che dicono che stanno difendendo i tuoi diritti e che ti stanno rappresentando e invece si prendono a mazzate, urlano l’uno contro l’altro e si menano solo per il gusto di farlo e del futuro del paese non glie ne frega un cazzo. Questo e’ dentro Montecitorio, poco fuori sai che stanno succedendo scene di panico. I poliziotti che non fanno nulla a un metro di distanza, lo spettro del fascismo light e senza colesterolo, la gente che ha il manganello dalla parte del manico e’ quella che ha La Talpa come priorità del cervello. Ti senti  quasi in colpa perche’ ti basta distogliere lo sguardo dalla finestra per aprire l’ennesima scheda di firefox per cercare roba inutile da comprare con soldi che non sai manco tu come troverai. Allora apri, chiudi, cerchi il sito ufficiale, il sito meno ufficiale, il sito ufficiale ma non proprio, il sito pezzotto, il forum dove se ne parla, il forum dove se ne deve parlare bene per forza perche’ che cazzo te la vuoi comprare e basta, speri che un giorno inventino un add-on di emule che consenta di scaricarti roba materiale vera e propria con una periferica tipo Sfornatutto DeLonghi che la apri e ci trovi la cosa che hai scaricato. Ti senti in colpa perchè attraversi un esistenza in cui un secondo prima sai di aver fatto tutto il possibile per sentirti soddisfatto di te stesso, un secondo dopo sai che non lo sei, il secondo dopo ancora pensi di cambiare tutto, e il secondo ancora successivo sai che sei bloccato mani e piedi dove stai adesso grazie ad un passato che ti sei costruito da solo. Ti senti in colpa perche’ la nuova priorità e’ diventata trovare una cazzo di vite di uno stracazzo di cavalletto per la macchina fotografica. Che riesci a scoprire che tipo di vite e’, allora pensi “basta andare dal ferramenta…” per poi scoprire che forse ma proprio se ti va di culo quel tipo di vite la vendono nel Wyoming.

Io - “Salve sto cercando una vite da un quarto di pollice”
Lui - “…”
Io - “…sa, mi serve per il cavalletto della macchina fotografica, forse e’ standard, non lo so…”
Lui (guardandoti stranito come se ti si stesse sciogliendo la faccia - “No, no…macche’…io ste cose non ce le ho”
Io - “mi sa dire forse dove trovarla? Chesso’, una ferramenta piu’ grande tipo castorama…”
Lui (con lo sguardo di chi si abbassa le mutande e se le trova macchiate) – “Veramente…non lo so…io queste….non le prendo…viti….difficile”

Allora esci e vedi che tutto ti sembra pezzotto, che in Italia e’ tutto una vergogna, che se adesso tu abitavi chesso’ a Cleveland, nell’Ohio, eri cazzo di trovarla sta cazzo di vite da un quarto di pollice che gli americani e gli inglesi come cazzo fanno a fare a mente i quarti, i sedicesimi, gli ottavi e i tre ventiseiesimi delle misure e ovviamente ti senti in colpa perche’ se magari fossi stato un figlio migliore ti avrebbero mandato a studiare in America e adesso staresti li’ senza pensare dove andare a prendere la tua vite di merda. Poi pensi che in un mondo dove un limone costa quasi ottocento lire e pure Sweet Home Alabama e’ finita in mano ai cafoni sentirsi in colpa e’ veramente il minimo.

PS: Il dominio l’ho rinnovato. Grazie a tutti coloro che hanno lasciato un messaggio di sostegno facendomi capire che almeno non scrivo a vuoto ma che una decina di persone che perdono tempo su questo blog ci stanno.

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Martedì, 8 Luglio 2008

Tiburtina Homesick Blues

Avevo scritto un post. Openoffice me l’ha fatto crashare. Parlavo del fatto che sto cercando un altro equilibrio per far ripartire la betoniera che ho in testa. Parlavo del fatto che la puzza di plasticaccia e di parquet pezzotto non ricordano proprio le terrazze di Cuba.

Parlavo del fatto che la sveglia alle 5 e mezza per mezzo dei camion che fanno le prove di trazione e accelerazione sul mio balcone non aiuta molto la concentrazione.

Parlavo del fatto che non sono sepolto sotto un badge e una scrivania.

Poi alla fine dicevo pure che ho in mente un progetto grosso, cosi’ la mia mente magari si da’ una botta e si risveglia.

 

Adesso che ci penso l’ho riscritto.

 

E adesso che ci penso, penso che forse tutti i post e tutte le cose che ho fatto in realta’ forse gia’ le ho fatte e quelle che faccio sono solo la copia stanca di quello che ho fatto. O forse no, e piu’ semplicemente devo solo ri-trovare lo zen adesso che sono seduto sulla riva dell’Aniene.

 

“Pillola Blu, fine della storia, domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quant’e’ profonda la tana del bianconiglio. A’ supposta ‘e Zeppelìn: Mia nonna diceva ca passav’ tutt’ cos’…”

1 commento » Nella Categoria: Roma, Past Life, Mica Cazzi, Pensieri, Elucubrazioni by KindOfBlog alle 18:35.

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