Lunedì, 31 Maggio 2010
Dato che va molto di moda passare per vittima, invece di ammettere che non ho un cazzo da scrivere dirò che sono la prima vittima della legge bavaglio. Ecco. Dovrebbe andare bene. Non è stata fatta ancora? Ma io sono avanti. C’è gente che già dice di essere contro, perchè io non potrei dire già adesso di esserne addirittura una vittima? E comunque non è assolutamente vero che non ho un cazzo da scrivere. E’ solo che poi mi dimentico facilmente di quello a cui penso. Anche se l’ho scritto. Proprio ieri Voltini, senza saperlo, davanti ad un bicchiere di rum Arexons mi ha dato un’idea grossissima. Stay tuned.
Seconda cosa: due venerdì fa mi trovo davanti ad una puntata di Crimini che vedevo per la prima volta. Non ho mai provato tanta frustrazione e insieme a me l’hanno provata un sacco di persone che cercano di scrivere una qualche storia e si uccidono a trovare qualcosa di plausibile per farla funzionare. Il tutto è magistralmente sintetizzato a questo link. E si’ che a Dazieri lo stimavo. Sarà stato anche lui vittima.
Di Taricone, forse.
Domenica, 28 Marzo 2010
E purtroppo e’ cosi’: se non avessi i sensi di colpa potrei fare pochissimo. La cosa buona e’ che mi basta un senso di colpa piccolo piccolo. Non riesco a scrivere se non vedo che e’ troppo lontana la data dell’ultimo post o del file salvato con quello che stavo scrivendo.
Non riesco a mettermi a dieta se non vedo che esce un po’ di pancia dal lato della maglietta.
Il brutto di tutte le cose e’ che poi ci credo, ci credo, ci credo, poi mi distruggo le palle. Cosi’, ciclicamente. Come un fluttuante, poetico, bioritmo dei miei coglioni.
Certo, non mi riesce quasi mai niente. Non riesco a dimagrire, non riesco a concludere nulla e di tutto quello che mi piacerebbe fare non riesco a sentirne nemmeno l’odore ogni giorno che passa. Ma poi penso che se non andassi su e giù, se non mi sentissi grasso e poi no, se non rosicassi e poi mi sentissi qualcuno, come passerei il tempo?
PS: post di merda, lo so.
Mercoledì, 17 Febbraio 2010
Ci sono tanti gesti dei quali ci si puo’ pentire e molto spesso il fatto che stai guadando un fiume di merda con la tua vita non è una buona attenuante. Ce ne sono moltissimi di più dei quali mettersi vergogna, e allora il periodo brutto può, effettivamente, diventare una scusa. Dentro di te però sai che non è mai così.
Erano all’incirca cinque anni fa ed ero nel classico periodo in cui vedi tutti che ti superano sulla destra facendo ciaociao con la manina mentre tu sei fermo o quasi. Pensi che ovviamente qualcosa non va, però ci sono tante cose che ti fermano dall’andare a fondo: il fatto che non puoi permetterti di prendere pause, o di avere la dignità morale di accostare a bordo pista e fermarti. Tanto non hai mai avuto né tifosi né una squadra dietro.
Fermiamoci, allora. Il problema qual e’? Che domande, l’università. Il problema è che ci metti un mare di tempo per studiare delle cose che ti sembrano inutili, ma sai che non lo sono. Il punto è che per leggere una pagina fai uno sforzo tipo sollevare tua nonna. Con tutta la poltrona e il televisore. Poi giri la pagina e puf, non ricordi più una ceppa. Andato. Come un alzheimer, però light. Hai bisogno di qualcosa che ti faccia studiare meglio e che ti faccia ricordare le cose. Qualcosa che non ti faccia sentire un vecchio rincoglionito a 25 anni. Qualcosa che non ti faccia più sentire le urla di tua mamma che ti tratta come un povero deficiente e che soprattutto non sfoci nel codice penale.
Scartate le ipotesi illegali per manifesta tua incapacità nell’agire nel lato oscuro, cominci a vagliare tutte quelle cose che ti propongono e che una ricerca disperata su google ti presenta. Cominciamo coi metodi di studio proposti. “Ehi ma sono tali e quali a quelli che uso io!” Bocciati.
Ci sono i corsi per studio e memorizzazione che costano quanto sei stipendi e ti dicono “Si’, ci sarebbe un anno di lezione da seguire, ma tanto dopo due settimane hai già studiato per dieci esami e li hai passati tutti, quindi è un investimento.” Io sono coglione ma ho un limite superiore, a quanto pare. Ed è una buona notizia.
Poi c’e’ il fondo del barile: i manualetti di aiuto. Ora, uno dei miei divertimenti più grandi in libreria è andare nelle sezioni dove ci sono i libri di autoaiuto e di strategie psicologiche su come averla vinta nel lavoro, nella vita. “Cambia la tua vita in 50 secondi.” “Diventa un vincente! Le sconocchiate davanti agli altri saranno solo un ricordo!” “Perdere lo scuorno? Mai più!” e così via. Dicevo: andare in queste sezioni e guardare chi pensa seriamente di acquistare questi libri é la vera iniezione di autostima. Prima di tutto perchè e’ popolata da personaggi che trasudano tristezza anche se vestiti e pettinati bene. Potresti leggergli la vita che fanno solo dallo sguardo. Magari c’e’ quello che vuole sembrare distinto ma si vede benissimo che e’ uno che riesce a impressionare a stento la segretaria dell’ufficio. Non parliamo del disperato che non sai come sia arrivato alla terza media e ad avere un impiego e già sogna la sua escalation professionale all’interno dell’ufficio Informagiovani. Cose così, insomma. Durante queste mie incursioni nel mondo dei reietti mi imbatto in un libricino simpatico: “Photoreading” sottotitolo “Strategie dei Geni” (a Stoccolma si cerca ancora la spiegazione a certi attacchi di panico). Lo guardo e, ammetto, a prima vista sembra meno fesso degli altri (sapiente uso dell’eufemismo, a breve un chiasmo buttato lì ndA).
Per farla breve: ti insegna a leggere e memorizzare a tipo i cyborg dei film. La cosa sembra una cazzata immane, e in effetti lo è, però poi pensi che c’e’ gente che lascia la famiglia, che uccide le mamme per i soldi del videopoker, che ti costa provare? 12 euro. Ngulo. Vabbè, e’ l’unico investimento che mi posso permettere. Lo prendo.
Le prime venti-trenta pagine sono tutte dedicate al fatto che questo metodo deve diventare parte di te e devi sentirlo a fondo. Intanto l’unica cosa che senti a fondo è un’altra. Il primo esercizio è comicità pura: devi sfocare gli occhi e raggiungere il punto visivo – sensitivo in cui il tuo cervello è più attivo e sensibile. Devi cominciare a sfocare e incrociare lo sguardo fino a vedere una doppia costa del libro.
“Ma non vedo un cazzo!” “Non conta! Il tuo cervello non lo sa!” “Si’, ma che leggo?” “Non capisci? Serve solo ad attivare i tuoi ricettori che dopo, leggendo velocemente saranno reattivissimi e memorizzeranno istantaneamente ogni cosa!”
Per verificare che stiate sfocando correttamente gli occhi si invita a fare la prova del salsicciotto, cioè a sfocare lo sguardo, a unire davanti al viso i due indici delle mani e a vedere un “salsicciotto” formato dalle dita che fluttua davanti a voi. “Lo vedete? LO VEDETE?!” “Si’, ma mi sa che fra poco lo vedrò da qualche altra parte…”
“Adesso dovrete entrare in uno stato mentale particolare e per farlo avrete bisogno di immaginare un cappello immaginario.”
“Eh?”
“Si’, un cappello immaginario, dovete entrare in uno stato psichico nel quale nulla più vi turba e siete totalmente rilassati. Inoltre il vostro punto focale deve essere più lontano della pagina.”
“Sfocato e più lontano della pagina? Tanto vale che mi addormento…”
“Non capite…per esempio quando guidate guardate lontano o dove finisce il cofano della macchina?”
“Di solito però sto anche attento a non buttare sotto qualcuno o a non farmi prendere in pieno.”
“Questo cappello immaginario può avere la forma che desiderate…basta che vi sentiate rilassati e protetti…”
“Anche a forma di cazzo?”
“Come?”
“Mi hai sentito bene, anche a forma di cazzo?”
“Credo di sì, cioè…non so se i neuroni…”
“Ok, mi basta.”
“Dicevo…respiriamo forte e immaginiamo di metterci questo cappello adesso apriamo gli occhi, li sfochiamo come abbiamo imparato, e cominciamo a sfogliare il libro velocemente, ritmicamente, anche immaginando che il ritmo sia quello di una canzone che conosciamo.”
Cominciando a invocare parecchi abitanti dell’aldilà il mio ego si piega anche a questo e comincio a sfogliare il libro velocemente.
“Avete finito? Bene. Adesso prendetevi un quarto d’ora di pausa e dopo rileggete tutto velocemente, ma senza fretta, vedendo le parole che attivano i vostri neuroni e segnandole. Vedrete come dopo un po’ tutte i concetti prenderanno forma, si allargheranno a macchia d’olio nella vostra memoria e saranno scritte indelebilmente…”
Un crescendo di cavolate e un finale di inutilità. Il manuale non serve ad una mazza. Forse mi serviva solo rilassarmi e basta. Ma senza infilarmi un cazzo immaginario in testa.
Sabato, 9 Gennaio 2010
4) Con “mi diverto a trasformare le foto in Photoshop” intende dire che gli piace attaccare la sua facciona (o quella dei suoi amici invertebrati) in maniera sproporzionata sul busto di qualcuno. Ah e nel 90% dei casi quello che usa NON E’ Photoshop.
Mercoledì, 30 Dicembre 2009
Non ho idea se esista o meno l’inferno. E, tranquilli, non intendo usare questa parola come una metafora per racconti ricchioni sull’infelicità della vita. Intendo proprio quel posto che ci hanno sempre fatto credere come pieno di fiamme, di urla e di gente simpatica. Supponiamo per un attimo che esista davvero un posto tanto simpatico dove vieni cagato dopo la morte. Fuochi, lacerazioni, dolore, lacrime, sangue. Un dispendio incredibile e infinito moltiplicato per miliardi e miliardi di cristiani. Insomma, uno puo’ inventare un casino di sofferenze, torture e quant’altro ma poi finiscono.
Facendo un passo indietro, riflettiamo un attimo su come i sistemi informativi dell’inferno dovrebbero funzionare. Da qualche parte dovrebbe esserci un database che tiene tutti i dati su di me e sulle cazzate che ho fatto nella mia vita, qualcuno o qualcosa le valuta e vede se devo andare o meno laggiu’. E se poi ci devo andare l’unica soluzione sono comunque torture infinite. Una mole enorme di dati che generano una decisione che alla fine somiglia a tutte le decisioni prese fino a quel momento, rendendo tutto il lavoro precedente praticamente inutile ( e questa puo’ essere la testimonianza del fatto che all’inferno esistono i Project Manager).
Pensando a come si potrebbe ottimizzare la cosa mi e’ venuto in mente che alla fine la sofferenza maggiore noi ce l’abbiamo qui, sulla terra. Che una coltellata, una sbudellata, una lacerazione da fuoco uno puo’ avercela, ma poi finisce. Che c’e’ di piu’ doloroso e continuo di una figura di merda?
Ecco, io l’inferno lo farei cosi’: ogni nuovo arrivato viene portato in una arena enorme con un maxischermo di 1 Km di diagonale e miliardi di sedili. Sullo schermo vengono proiettate tutte le figure di merda della sua vita mentre lui e’ seduto al centro su un piedistallo e visibile da tutti e un demone con la faccia di Silvan (riuscireste a pensare a qualcosa di piu’ inquietante?) gli sta accanto e gli introduce ogni episodio. Ogni sedia e’ dotata di cuffie per la traduzione simultanea.
“Lui adesso dice ‘Spero che non si veda la macchia marrone dietro’. La professoressa dice : ‘Ti sei macchiato?’ ”
“La scritta dice ‘ Fuori servizio’, ma lui la 50 euro l’ha messa già dentro.”
“La mamma gli sta urlando di venire a pranzo e che gli vuole bene lo stesso anche con le emorroidi.”
E tutti a ridere, mentre le piu’ grandi disgrazie della sua vita scorrono via. Mentre si vedono in HD le scene in cui balla, oppure parla da solo immaginando di conquistare la donna che di li’ a poco lo trattera’ come un rifiuto organico nel sacchetto sbagliato. La disperazione raggiunge livelli epici, lui piange mentre il demone parruccato si trattiene a fatica dal deriderlo. E sembra davvero un tormento senza fine. Rifletteteci: potrebbe durare anche 5 minuti, ma ad una povera anima sembrerebbe un’eternita’ nel vero senso della parola.
Poi ad un certo punto schermo nero e la folla si zittisce.
“Oh, demone prestigiatore, non ne posso piu’ di questa cosa. Non si possono avere i marchi a fuoco, il taglio degli arti a freddo, la terapia canalare?”
“No, mi spiace, nuove regole.”
“E’ troppo, veramente troppo.”
“Ne hai abbastanza?”
“Si’, ti prego.”
“Beh sono pur passati 150 anni.”
“Ma io ne ho 80.”
“Ma la registrazione era in LP.”
E dopo un po’ che tutto sembra finito, l’anima si alza:
“Allora se e’ finito io andrei a prendere posto nella cuccetta...”
Si alza, ma una mano del demone lo blocca:
“Aspetta.”
“Cosa c’e'?”
“Quello era il primo tempo, adesso viene tutta la parte delle pugnette.”
Martedì, 22 Dicembre 2009
2) Quando uno dice “ho la mentalità imprenditoriale…”, minimo ha già un paio di fallimenti alle spalle.
Domenica, 20 Dicembre 2009
Ieri sono stato ad un matrimonio. Prima della comunione il parroco ha cominciato a dare i requirements per prendere l’ostia:
Bisogna essere confessati da pochi giorni; non dovete aver commesso peccati di alcun tipo nelle ultime 48 ore; dovete essere venuti a messa almeno due o tre volte di seguito con almeno due mea culpa…
E io pensavo “Minchia, manco la CCNP ha tanti prerequisiti…”. Pensavo,poi, anche alla soundtrack di un eventuale mio matrimonio e alla fine sono giunto a questa:
Entrata in chiesa:
http://www.youtube.com/watch?v=SCNeVHv3Mlg
Omelia del parroco:
http://www.youtube.com/watch?v=4rKHeN69r_M
Scambio delle promesse:
http://www.youtube.com/watch?v=pMytHN6odD4
Anelli:
http://www.youtube.com/watch?v=o7ufSCOyOz0
Comunione:
http://www.youtube.com/watch?v=7rXhXLsNJL8
Uscita degli sposi dalla chiesa:
http://www.youtube.com/watch?v=G0XaBJTy5l0
Il primo che mi fa trovare un quartetto d’archi che fa l’aria sulla quarta corda o la Primavera di Vivaldi gli pianto un casino in chiesa che manco il conte Vlad quando bestemmia davanti alla croce che sanguina.
Lunedì, 30 Novembre 2009
C’e’ la famosa leggenda metropolitana secondo cui Ernest Hemingway avrebbe scritto un racconto in sole sei parole:
For sale. Baby shoes. Never worn.
Ora: io non arrivero’ mai alle vette del signor H nemmeno nelle leggende metropolitane. Pero’ ci ho provato pure io.
Fermo senza speranza. Un sogno. Telepass.
Ma e’ bucato? Mannaggia la puttana!
“Ti considero un amico”. “Non chiaviamo?”
Sono preparato. Torno la prossima volta.
Mignolino del piede. Spigolo. Una iastemma.
Adesso, da bravo nerd, ho anche io il mio twitter. Un’altra cazzata che durera’ pochissimo ma dalla quale non potevo esimermi. Se volete seguirmi fate pure. Basta che non scriviate con le K e i NN e abbiate un minimo di materia grigia funzionante (non si intende mai usata). Se non avete ancora capito dove cliccare per andare al twitter lasciate stare, non e’ cosa per voi. Andate a controllare la lavatrice se ha finito.
Giovedì, 26 Novembre 2009
“Se non mi salutano, io non saluto. Sono una donna, io.”
Questo scempio qui sopra e’ quello che ronza continuamente nella testa di un tipico prototipo di razza umana basata sul carbonio: la quarantenne disperata. Per disperata intendo una donna ormai inserita in una terrificante spirale che comincia con la consapevolezza della propria inutilità a questo mondo e della sua totale mancanza di conoscenza di qualsivoglia argomento serio. Insomma, le conoscerete: quelle tipiche amebe alle quali basta indossare un auricolare bluetooth per pensare di essere invidiate.
No, tranquilli, non ho ne’ la pretesa ne’ la capacità di sostituire Betty Moore.
Analizziamo la cosa:
“Se non mi salutano, io non saluto.”
Un essere non solo irritante ma anche eterotrofo, insomma. Ha deciso che lei non saluta. La premessa e’ gia’ di per se assurda (1). Il problema ulteriore e’ che la cosa sottintende:
“Se non salutano sono dei maleducati gli altri”.
Immediatamente traggo una conclusione assiomatica basata su una regola avallata solo da me. Un po’ come dire:
“Se entra qualcuno in questa stanza e’ per forza uno stronzo”
In una sola botta ho classificato il mio complemento (tutto cio’ che non sono io) e mi sono creato una regola che dovrebbe avere un fondamento ma che in realta’ e’ venuta dal nulla.
“Sono una donna, io.”
Ammettendo la diversità non si sa se si ammette una superiorità o una inferiorità ma in qualunque caso, chi cazzo sarebbe costei per non salutarmi?
Ma il vero terrore e’ la domanda che farebbe crollare tanti pilastri di questo mondo:
“Perche’?”
“Per rispetto…”
Ma che minchia c’entra? Il rispetto dovrebbe essere ipoteticamente two-way, perche’ con le donne dovrebbe valere una asincronicità? Se valesse sarebbe una palese affermazione di sottomissione.
“Per educazione…”
Vedi sopra.
“Beh per il galateo…”
Il galateo e’ una accozzaglia di stronzate create apposta per gente che, non essendo in grado di usare il comune buon senso per chiari limiti mentali, ha bisogno della regoletta scritta. Proprio come le sceme che invece di capire la regola di grammatica si fanno gli schemini sui quaderni con scritto “SI - NO”.
“Ma allora non capisco, io…”
Su, su, tranquilla. Siediti qui e non ti muovere. Adesso finisce tutto. Tranquilla che il cellulare puoi continuare a usarlo.
“Ma…”
Sshh, su. Buona.
(1) Mi diverto a immaginare due esseri cosi’ chiusi in una stanza. In teoria dovrebbero rimanere mute all’infinito.
Venerdì, 13 Novembre 2009
Ti chiudi in te stesso, velocemente. Non hai quasi tempo di respirare. Hai un solo obiettivo in mente. Ti accorgi che non hai quello che volevi, ma e’ comunque troppo tardi per tornare indietro e lasciar perdere. Qualcuno potrebbe soffiarti via anche il poco che hai adesso. Ansimi piano, poi forte, poi ti siedi e ti riposi. Poi corri ancora di piu’ col cervello. E’ difficile, fra le mani hai poco e niente. Vai avanti, indietro, torni avanti alla ricerca di non sai manco tu cosa. Ti rendi di nuovo conto che forse non ce la puoi fare, ma un attimo dopo insisti. Avanti, indietro. Cerchi un particolare, qualcosa che possa aiutarti, anche la cosa piu’ piccola che possa darti una spintarella. Qualcosa che possa far accendere una lucetta. Niente. Forse lo trovi, decidi di provarci. Come va, va. Il cervello corre a mille, pensi cose che non avresti mai avuto il coraggio o la vergogna di pensare. Vai avanti e corri come un giaguaro impazzito nei tuoi pensieri, senti gli artigli che stringono la tua materia grigia. Stringi i denti…ancora e ancora. Chiudi gli occhi e il collo si tira fortissimo. Poi finisce. Finisce tutto. Brividi. Il tuo corpo lo ha appena saputo. Un secondo dopo il tuo cervello
E mica e’ facile…farsi una pugnetta quando il bagno ci sta solo il Casaviva.
Credits and stuff
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Il tema è stato leggermente modificato dal sottoscritto. O sovrascritto, dipende adesso cosa state leggendo.
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Oll rraiz riserved.
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