Domenica, 28 Marzo 2010

A botte di sensi di colpa…

E purtroppo e’ cosi’: se non avessi i sensi di colpa potrei fare pochissimo. La cosa buona e’ che mi basta un senso di colpa piccolo piccolo. Non riesco a scrivere se non vedo che e’ troppo lontana la data dell’ultimo post o del file salvato con quello che stavo scrivendo.

Non riesco a mettermi a dieta se non vedo che esce un po’ di pancia dal lato della maglietta.

Il brutto di tutte le cose e’ che poi ci credo, ci credo, ci credo, poi mi distruggo le palle. Cosi’, ciclicamente. Come un fluttuante, poetico, bioritmo dei miei coglioni.

Certo, non mi riesce quasi mai niente. Non riesco a dimagrire, non riesco a concludere nulla e di tutto quello che mi piacerebbe fare non riesco a sentirne nemmeno l’odore ogni giorno che passa.  Ma poi penso che se non andassi su e giù, se non mi sentissi grasso e  poi no, se non rosicassi e poi mi sentissi qualcuno, come passerei il tempo?

PS: post di merda, lo so.

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Mercoledì, 17 Febbraio 2010

You can’t help yourself because yourself suck

Ci sono tanti gesti dei quali ci si puo’ pentire e molto spesso il fatto che stai guadando un fiume di merda con la tua vita non è una buona attenuante. Ce ne sono moltissimi di più dei quali mettersi vergogna, e allora il periodo brutto può, effettivamente, diventare una scusa. Dentro di te però sai che non è mai così.

Erano all’incirca cinque anni fa ed ero nel classico periodo in cui vedi tutti che ti superano sulla destra facendo ciaociao con la manina mentre tu sei fermo o quasi. Pensi che ovviamente qualcosa non va, però ci sono tante cose che ti fermano dall’andare a fondo: il fatto che non puoi permetterti di prendere pause, o di avere la dignità morale di accostare a bordo pista e fermarti. Tanto non hai mai avuto né tifosi né una squadra dietro.

Fermiamoci, allora. Il problema qual e’? Che domande, l’università. Il problema è che ci metti un mare di tempo per studiare delle cose che ti sembrano inutili, ma sai che non lo sono. Il punto è che per leggere una pagina fai uno sforzo tipo sollevare tua nonna. Con tutta la poltrona e il televisore. Poi giri la pagina e puf, non ricordi più una ceppa. Andato. Come un alzheimer, però light. Hai bisogno di qualcosa che ti faccia studiare meglio e che ti faccia ricordare le cose. Qualcosa che non ti faccia sentire un vecchio rincoglionito a 25 anni. Qualcosa che non ti faccia più sentire le urla di tua mamma che ti tratta come un povero deficiente e che soprattutto non sfoci nel codice penale.

Scartate le ipotesi illegali per manifesta tua incapacità nell’agire nel lato oscuro, cominci a vagliare tutte quelle cose che ti propongono e che una ricerca disperata su google ti presenta. Cominciamo coi metodi di studio proposti. “Ehi ma sono tali e quali a quelli che uso io!” Bocciati.

Ci sono i corsi per studio e memorizzazione che costano quanto sei stipendi e ti dicono “Si’, ci sarebbe un anno di lezione da seguire, ma tanto dopo due settimane hai già studiato per dieci esami e li hai passati tutti, quindi è un investimento.” Io sono coglione ma ho un limite superiore, a quanto pare. Ed è una buona notizia.

Poi c’e’ il fondo del barile: i manualetti di aiuto. Ora, uno dei miei divertimenti più grandi in libreria è andare nelle sezioni dove ci sono i libri di autoaiuto e di strategie psicologiche su come averla vinta nel lavoro, nella vita. “Cambia la tua vita in 50 secondi.” “Diventa un vincente! Le sconocchiate davanti agli altri saranno solo un ricordo!” “Perdere lo scuorno? Mai più!” e così via. Dicevo: andare in queste sezioni e guardare chi pensa seriamente di acquistare questi libri é la vera iniezione di autostima. Prima di tutto perchè e’ popolata da personaggi che trasudano tristezza anche se vestiti e pettinati bene. Potresti leggergli la vita che fanno solo dallo sguardo. Magari c’e’ quello che vuole sembrare distinto ma si vede benissimo che e’ uno che riesce a impressionare a stento la segretaria dell’ufficio. Non parliamo del disperato che non sai come sia arrivato alla terza media e ad avere un impiego e già sogna la sua escalation professionale all’interno dell’ufficio Informagiovani. Cose così, insomma. Durante queste mie incursioni nel mondo dei reietti mi imbatto in un libricino simpatico: “Photoreading” sottotitolo “Strategie dei Geni” (a Stoccolma si cerca ancora la spiegazione a certi attacchi di panico). Lo guardo e, ammetto, a prima vista sembra meno fesso degli altri (sapiente uso dell’eufemismo, a breve un chiasmo buttato lì ndA).

Per farla breve: ti insegna a leggere e memorizzare a tipo i cyborg dei film. La cosa sembra una cazzata immane, e in effetti lo è, però poi pensi che c’e’ gente che lascia la famiglia, che uccide le mamme per i soldi del videopoker, che ti costa provare? 12 euro. Ngulo. Vabbè, e’ l’unico investimento che mi posso permettere. Lo prendo.

Le prime venti-trenta pagine sono tutte dedicate al fatto che questo metodo deve diventare parte di te e devi sentirlo a fondo. Intanto l’unica cosa che senti a fondo è un’altra. Il primo esercizio è comicità pura: devi sfocare gli occhi e raggiungere il punto visivo – sensitivo in cui il tuo cervello è più attivo e sensibile. Devi cominciare a sfocare e incrociare lo sguardo fino a vedere una doppia costa del libro.

“Ma non vedo un cazzo!” “Non conta! Il tuo cervello non lo sa!” “Si’, ma che  leggo?” “Non capisci? Serve solo ad attivare i tuoi ricettori che dopo, leggendo velocemente saranno reattivissimi e memorizzeranno istantaneamente ogni cosa!”

Per verificare che stiate sfocando correttamente gli occhi si invita a fare la prova del salsicciotto, cioè a sfocare lo sguardo, a unire davanti al viso i due indici delle mani e a vedere un “salsicciotto” formato dalle dita che fluttua davanti a voi. “Lo vedete? LO VEDETE?!” “Si’, ma mi sa che fra poco lo vedrò da qualche altra parte…”

“Adesso dovrete entrare in uno stato mentale particolare e per farlo avrete bisogno di immaginare un cappello immaginario.”
“Eh?”
“Si’, un cappello immaginario, dovete entrare in uno stato psichico nel quale nulla più vi turba e siete totalmente rilassati. Inoltre il vostro punto focale deve essere più lontano della pagina.”
“Sfocato e più lontano della pagina? Tanto vale che mi addormento…”
“Non capite…per esempio quando guidate guardate lontano o dove finisce il cofano della macchina?”
“Di solito però sto anche attento a non buttare sotto qualcuno o a non farmi prendere in pieno.”

“Questo cappello immaginario può avere la forma che desiderate…basta che vi sentiate rilassati e protetti…”
“Anche a forma di cazzo?”
“Come?”
“Mi hai sentito bene, anche a forma di cazzo?”
“Credo di sì, cioè…non so se i neuroni…”
“Ok, mi basta.”

“Dicevo…respiriamo forte e immaginiamo di metterci questo cappello adesso apriamo gli occhi, li sfochiamo come abbiamo imparato, e cominciamo a sfogliare il libro velocemente, ritmicamente, anche immaginando che il ritmo sia quello di una canzone che conosciamo.”

Cominciando a invocare parecchi abitanti dell’aldilà il mio ego si piega anche a questo e comincio a sfogliare il libro velocemente.

“Avete finito? Bene. Adesso prendetevi un quarto d’ora di pausa e dopo rileggete tutto velocemente, ma senza fretta, vedendo le parole che attivano i vostri neuroni e segnandole. Vedrete come dopo un po’ tutte i concetti prenderanno forma, si allargheranno a macchia d’olio nella vostra memoria e saranno scritte indelebilmente…”

Un crescendo di cavolate e un finale di inutilità.  Il manuale non serve ad una mazza. Forse mi serviva solo rilassarmi e basta. Ma senza infilarmi un cazzo immaginario in testa.

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Martedì, 22 Dicembre 2009

101 metodi per riconoscere un imbecille

2) Quando uno dice “ho la mentalità imprenditoriale…”, minimo ha già un paio di fallimenti alle spalle.

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Sabato, 19 Dicembre 2009

Idea regalo

E se io mandassi un flacone di Guttalax a Montecitorio?

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Martedì, 15 Dicembre 2009

Acronyms are fool’s pleasure

- “Lavoro in un CED, che ovviamente sta per Centro Elaborazione Dati…”

- “Mi verrebbe da dire ‘MV’, che ovviamente sta per Ma Vaffanculo.

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Mercoledì, 2 Dicembre 2009

Che poi pensavo…

Celli e il figlio che si scrivono su Repubblica.

Io sto ancora aspettando che mio padre mi risponda a un SMS del 2002.

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Lunedì, 30 Novembre 2009

Il viecchio e il lungomare

C’e’ la famosa leggenda metropolitana secondo cui Ernest Hemingway avrebbe scritto un racconto in sole sei parole:

For sale. Baby shoes. Never worn.

Ora: io non arrivero’ mai alle vette del signor H nemmeno nelle leggende metropolitane. Pero’ ci ho provato pure io.

Fermo senza speranza. Un sogno. Telepass.

 

Ma e’ bucato? Mannaggia la puttana!

 

“Ti considero un amico”. “Non chiaviamo?”

 

Sono preparato. Torno la prossima volta.

 

Mignolino del piede. Spigolo. Una iastemma.

 

Adesso, da bravo nerd, ho anche io il mio twitter. Un’altra cazzata che durera’ pochissimo ma dalla quale non potevo esimermi. Se volete seguirmi fate pure. Basta che non scriviate con le K e i NN e abbiate un minimo di materia grigia funzionante (non si intende mai usata). Se non avete ancora capito dove cliccare per andare al twitter lasciate stare, non e’ cosa per voi. Andate a controllare la lavatrice se ha finito.

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Martedì, 10 Novembre 2009

Piccoli bimbi sovrappeso

Prima della terza media non ero mai stato conscio di essere sovrappeso. Non perche’ volessi ignorarlo o perche’ non sapessi cosa significava. Semplicemente non mi ero posto il problema. Per me non era un “sovra” inteso come qualcosa di sbagliato, ero io che ero cosi’, punto. Poi un bel giorno viene il medico a fare la visita e a me le visite non erano mai dispiaciute. Vaccini,iniezioni, prelievi, visite oculistiche, non mi avevano mai spaventato, fino ad allora. E’ vero anche che non avevo mai fatto una rettoscopia o qualcosa che iniettasse positroni a cazzo nel mio corpo, ma allora cosa ne potevo sapere? Un bel giorno il dottore ci mette uno di fianco all’altro a me e altri tre o quattro compagni miei e ci passa in rassegna. Agli altri misura la pressione, sente il cuore e i polmoni, guarda i denti e poi li lascia andare. A me fa “Tu resti per ultimo, non ti muovere.”

Ed esce.

Io rimango pietrificato e sento il mio buco del culo che si trasforma in un dispenser di granite. Si’, ero quasi sicuro che il vapore gelato che esce dal freezer quando si apre velocemente fosse simile a cio’ che adesso stava uscendo dal mio ano. Quando ritorna ha una specie di pinza in mano e io gia’ sto pensando a quale parte del mio corpo fosse in vena di asportare. I denti? Gli occhi? Poi ipotizzo che forse non vuole estrarre, ma infilare. Panico. Poi mi fa levare il maglioncino e la maglietta intima e comincia a pinzarmi i rotolini di grasso della pancia e delle braccia. “Ma che cazzo fa? Pizzica?” Insomma non sapevo se sarebbe dovuto succedere qualcosa, se dovevo sentire qualcosa, se bello e buono avrebbe premuto fortissimo e mi avrebbe tranciato di netto un pezzo di pancia. Niente. Mi fa salire sulla bilancia e li’, per la prima volta in vita mia ho avuto paura della gravità. L’asticella col peso cadde da una parte e quando si bilanciò il dottore esclamo’ “Giovano’ sei sovrappeso, cosi’ non va bene.”

Non avevo mai avuto paura di cadere e di farmi male. Quando andavo in bicicletta era un continuo di graffi, lividi e strusciate piu’ o meno profonde. Non mi facevano niente. Vedevo i miei compagni con le sbucciature enormi e le braccia ingessate come si guardano gli eroi di guerra. Adesso la semplice misura con la quale la terra mi trattiene a se’ mi stava mettendo davvero terrore. Una volta tornato in classe fu come se mi avessero violentato. Non parlavo, pensavo quasi sottovoce. Forse era stata una rivelazione, o forse una specie di maledizione che mi avrebbe accompagnato per chissa’ quanto. Ad un tratto sentivo il mio peso quando salivo le scale, quando pedalavo,quando correvo, quando maldestramente calciavo un pallone pensando che forse un giorno avrei imparato a giocare bene. Ad un tratto avevo uno spunto per capire forse perche’ le ragazzine non mi avevano mai rivolto la parola, al contrario dei miei amici che cominciavano a capire le prime cose e a dare i primi baci. Ad un tratto non mi sentivo grosso, mi sentivo sbagliato. Io non mangiavo dolci, non mi abboffavo, i miei amici mangiavano panini, cornetti e pizzette come se niente fosse, io nulla. Eppure io ero quello che non c’entrava nulla.

Mia mamma ha due livelli di allerta. Il primo e’ quando una cosa viene detta la prima volta:

“Ha detto il dottore che sono sovrappeso…”
“Eh significa che devi mangiare un po’ meglio e muoverti di piu’…come fanno i tuoi compagni.”

Il secondo e’ quando la stessa cosa viene detta da mio padre: significa che e’ talmente sputtanata da aver raggiunto un livello di emergenza secondo solo al Defcon 1:

“Ho visto il dottore che ha visitato Carmine…ha detto che sta bene, pero’ e’ TROPPO sovrappeso…” enfatizzando la parola “troppo” con il movimento delle mani davanti alla pancia

Due giorni dopo eravamo dal dietologo e due settimane dopo avevamo la mia prima dieta. Avevo 12 anni. Era Ottobre.

Quando lessi certe cose quasi non ci credevo:

30 Grammi.
40 Grammi.
Un cucchiaino di olio.
Niente zuccheri o dolci.
2 Crackers
Yogurt magro.

Sapendo che mia mamma gettava circa 100 grammi di pasta a testa, immaginai un piatto di spaghetti e lo divisi per tre e qualcosa. Il risultato non mi piacque.

Feci questo per due mesi. Persi due chili e mezzo e non cambio’ una mazza nella mia vita.

Venerdi’ scorso ho fatto trent’anni. Ogni volta che mi guardo mi viene in mente quel dottore e la parola “troppo”e mi sento quasi male quando vedo un po’ di pancetta che mi esce di lato. Invidio non tanto quelli che hanno il fisico (in quel caso rosico e basta, ma poi passa), ma quelli che nessun dottore ha misurato con una pinza. Poi mi viene in mente che i sacrifici che si traducono in una perdita di tempo sono un’altra costante della mia vita. Poi penso che devo prendere la vita con piu’ leggerezza.

A botte di 30 grammi e 40 grammi. Forse.

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Mercoledì, 4 Novembre 2009

I dolori di un giovane ribrusciato


- Tre post in un anno?

- Essì

- Nemmeno le zoccolette che se lo aprono e dopo un po’ si stancano perche’ devono sforzarsi a pensare in italiano.

- Essi’

- Ma almeno saranno stati tipo tre cose epiche, tre cose monumentali, importanti, che manco tre encicliche…

- Macchè, erano tre minuscoli e facevano pure cacare.

- Ma sto blog…ma che cazzo l’ha aperto a fare?

- Eh gli era venuta la scimmia del blog, di wordpress…e mica se ne poteva fare uno gratuito, come un sacco di gente pure famosa…

- Quindi ci ha perso pure il tempo oltre che i soldi…

- Eccerto, e sapessi quante ore perse appresso a quel cane che piscia sull’alberello che sta vicino al titolo.

- E a parte la voglia di farsi il blog, voglio dire, era davvero convinto di scrivere qualcosa di buono?

- Per un periodo sì, poi e’ andato crollando che manco Lehmann Brothers gli ultimi giorni…

- E qualcuno lo seguiva sto blog? Cioè qualcuno che non era lui lo leggeva?

- A volte si’, ma se gli andava di culo ci era capitato per caso.

- Ma ha mai scritto qualcosa di serio? Nel senso: e’ mai stato giudicato pubblicabile da qualcuno che non fosse la sua mente?

- Ovviamente no. Cioe’ ha scritto parecchi racconti e solo un paio li ha messi online. Nessuno se li e’ inculati né e’ diventato famoso ne’ niente. Una volta ha partecipato ad un concorso e non solo non ha vinto, ma gli e’ arrivata pure la lettera degli organizzatori che gli dicevano che il suo racconto non aveva vinto e avevano pure sbagliato il titolo.

- E adesso torna?

- Dice di si’, magari ci riprova. Magari ci riesce a scrivere qualcosa di buono.

- Magari qualcuno in piu’ di quattro gatti ci riesce a raccoglierli, dici?

- Magari…

- Ma non ho capito ancora una cosa: nessuno se lo caga, nessuno lo legge, spende i soldi per il dominio…ma perche’?

- Forse crede davvero di saper scrivere. Pero’ mo’ che mi ci fai pensare, addirittura il dominio a pagamento…insomma anche gli scrittori seri, pure famosi, hanno il sito gratuito.

- Forse gli altri siti non avevano il cane che pisciava…

- Gia’, il cane che pisciava…

- Eggia’…

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Sabato, 9 Maggio 2009

Cose che fanno sempre piacere…

Canticchiare Cornutone mentre sei nel corridoio dell’azienda e vedere il presidente che esce da una porta all’improvviso…

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