Mercoledì, 17 Febbraio 2010
You can’t help yourself because yourself suck
Ci sono tanti gesti dei quali ci si puo’ pentire e molto spesso il fatto che stai guadando un fiume di merda con la tua vita non è una buona attenuante. Ce ne sono moltissimi di più dei quali mettersi vergogna, e allora il periodo brutto può, effettivamente, diventare una scusa. Dentro di te però sai che non è mai così.
Erano all’incirca cinque anni fa ed ero nel classico periodo in cui vedi tutti che ti superano sulla destra facendo ciaociao con la manina mentre tu sei fermo o quasi. Pensi che ovviamente qualcosa non va, però ci sono tante cose che ti fermano dall’andare a fondo: il fatto che non puoi permetterti di prendere pause, o di avere la dignità morale di accostare a bordo pista e fermarti. Tanto non hai mai avuto né tifosi né una squadra dietro.
Fermiamoci, allora. Il problema qual e’? Che domande, l’università. Il problema è che ci metti un mare di tempo per studiare delle cose che ti sembrano inutili, ma sai che non lo sono. Il punto è che per leggere una pagina fai uno sforzo tipo sollevare tua nonna. Con tutta la poltrona e il televisore. Poi giri la pagina e puf, non ricordi più una ceppa. Andato. Come un alzheimer, però light. Hai bisogno di qualcosa che ti faccia studiare meglio e che ti faccia ricordare le cose. Qualcosa che non ti faccia sentire un vecchio rincoglionito a 25 anni. Qualcosa che non ti faccia più sentire le urla di tua mamma che ti tratta come un povero deficiente e che soprattutto non sfoci nel codice penale.
Scartate le ipotesi illegali per manifesta tua incapacità nell’agire nel lato oscuro, cominci a vagliare tutte quelle cose che ti propongono e che una ricerca disperata su google ti presenta. Cominciamo coi metodi di studio proposti. “Ehi ma sono tali e quali a quelli che uso io!” Bocciati.
Ci sono i corsi per studio e memorizzazione che costano quanto sei stipendi e ti dicono “Si’, ci sarebbe un anno di lezione da seguire, ma tanto dopo due settimane hai già studiato per dieci esami e li hai passati tutti, quindi è un investimento.” Io sono coglione ma ho un limite superiore, a quanto pare. Ed è una buona notizia.
Poi c’e’ il fondo del barile: i manualetti di aiuto. Ora, uno dei miei divertimenti più grandi in libreria è andare nelle sezioni dove ci sono i libri di autoaiuto e di strategie psicologiche su come averla vinta nel lavoro, nella vita. “Cambia la tua vita in 50 secondi.” “Diventa un vincente! Le sconocchiate davanti agli altri saranno solo un ricordo!” “Perdere lo scuorno? Mai più!” e così via. Dicevo: andare in queste sezioni e guardare chi pensa seriamente di acquistare questi libri é la vera iniezione di autostima. Prima di tutto perchè e’ popolata da personaggi che trasudano tristezza anche se vestiti e pettinati bene. Potresti leggergli la vita che fanno solo dallo sguardo. Magari c’e’ quello che vuole sembrare distinto ma si vede benissimo che e’ uno che riesce a impressionare a stento la segretaria dell’ufficio. Non parliamo del disperato che non sai come sia arrivato alla terza media e ad avere un impiego e già sogna la sua escalation professionale all’interno dell’ufficio Informagiovani. Cose così, insomma. Durante queste mie incursioni nel mondo dei reietti mi imbatto in un libricino simpatico: “Photoreading” sottotitolo “Strategie dei Geni” (a Stoccolma si cerca ancora la spiegazione a certi attacchi di panico). Lo guardo e, ammetto, a prima vista sembra meno fesso degli altri (sapiente uso dell’eufemismo, a breve un chiasmo buttato lì ndA).
Per farla breve: ti insegna a leggere e memorizzare a tipo i cyborg dei film. La cosa sembra una cazzata immane, e in effetti lo è, però poi pensi che c’e’ gente che lascia la famiglia, che uccide le mamme per i soldi del videopoker, che ti costa provare? 12 euro. Ngulo. Vabbè, e’ l’unico investimento che mi posso permettere. Lo prendo.
Le prime venti-trenta pagine sono tutte dedicate al fatto che questo metodo deve diventare parte di te e devi sentirlo a fondo. Intanto l’unica cosa che senti a fondo è un’altra. Il primo esercizio è comicità pura: devi sfocare gli occhi e raggiungere il punto visivo – sensitivo in cui il tuo cervello è più attivo e sensibile. Devi cominciare a sfocare e incrociare lo sguardo fino a vedere una doppia costa del libro.
“Ma non vedo un cazzo!” “Non conta! Il tuo cervello non lo sa!” “Si’, ma che leggo?” “Non capisci? Serve solo ad attivare i tuoi ricettori che dopo, leggendo velocemente saranno reattivissimi e memorizzeranno istantaneamente ogni cosa!”
Per verificare che stiate sfocando correttamente gli occhi si invita a fare la prova del salsicciotto, cioè a sfocare lo sguardo, a unire davanti al viso i due indici delle mani e a vedere un “salsicciotto” formato dalle dita che fluttua davanti a voi. “Lo vedete? LO VEDETE?!” “Si’, ma mi sa che fra poco lo vedrò da qualche altra parte…”
“Adesso dovrete entrare in uno stato mentale particolare e per farlo avrete bisogno di immaginare un cappello immaginario.”
“Eh?”
“Si’, un cappello immaginario, dovete entrare in uno stato psichico nel quale nulla più vi turba e siete totalmente rilassati. Inoltre il vostro punto focale deve essere più lontano della pagina.”
“Sfocato e più lontano della pagina? Tanto vale che mi addormento…”
“Non capite…per esempio quando guidate guardate lontano o dove finisce il cofano della macchina?”
“Di solito però sto anche attento a non buttare sotto qualcuno o a non farmi prendere in pieno.”
“Questo cappello immaginario può avere la forma che desiderate…basta che vi sentiate rilassati e protetti…”
“Anche a forma di cazzo?”
“Come?”
“Mi hai sentito bene, anche a forma di cazzo?”
“Credo di sì, cioè…non so se i neuroni…”
“Ok, mi basta.”
“Dicevo…respiriamo forte e immaginiamo di metterci questo cappello adesso apriamo gli occhi, li sfochiamo come abbiamo imparato, e cominciamo a sfogliare il libro velocemente, ritmicamente, anche immaginando che il ritmo sia quello di una canzone che conosciamo.”
Cominciando a invocare parecchi abitanti dell’aldilà il mio ego si piega anche a questo e comincio a sfogliare il libro velocemente.
“Avete finito? Bene. Adesso prendetevi un quarto d’ora di pausa e dopo rileggete tutto velocemente, ma senza fretta, vedendo le parole che attivano i vostri neuroni e segnandole. Vedrete come dopo un po’ tutte i concetti prenderanno forma, si allargheranno a macchia d’olio nella vostra memoria e saranno scritte indelebilmente…”
Un crescendo di cavolate e un finale di inutilità. Il manuale non serve ad una mazza. Forse mi serviva solo rilassarmi e basta. Ma senza infilarmi un cazzo immaginario in testa.

